Videogiochiamo?


Videogiochi per ricordare che nel mondo ci sono regole, che ci sono gradi, che c’è un limite, che basta conoscere le regole e andare avanti. Come cambia la percezione della realtà per chi videogicoa? Forse il videogioco riproduce l’ideale del mondo finito? Amputa le possibilità non previste, "contiene" ma non "espande" l’uomo. Vero?

Non sono demonizzatore delle nuove tecnologie, ludiche e non, ma mi chiedo spesso quale sia l’impatto sulla nostra visione del mondo: come cambia, perché cambia, questo è certo, il modo di vedere noi stessi, le persone intorno a noi? In particolare il videogioco, tra le applicazioni delle tecnologie informatiche, rappresenta quello che maggiormente contribuisce a inibire ogni forma di azione non finalizzata. E cosa resta se togliamo all’uomo il piacere di agire per il gusto di non arrivare ad alcunché? Il videogioco ha il suo Dio, il livello ultimo e superiore, cui si accede per gradi, per prove, per astuzia, ma è insita nel videogioco l’idea di strategia per accedere a livelli sempre più complessi. E poi? Fine. Almeno fino al prossimo realease di versione 2. E poi? Il videogioco riproduce l’idea di un mondo finito, dotato di mille possibilità, ma finito. E’ il mondo di chi vede digitale, è il mondo di chi si bea dell’illusione di libertà concessa dall’informatica, confondendo la numerosità con l’infinito.

Annunci

Claustrofobico architettonico


Ma cosa devo fare con l’I-POD? Non so neanche se si scrive così, ma sono in imbarazzo e anche preoccupato, con una affiorante sensazione fastidiosa quasi claustrofobica nel leggere che lì dentro possono stare fino a 4000 canzoni. E adesso? Vuol dire che la parete mensolosa del mio studio può scomparire, che ho fatto tutti quei buchi nel muro per niente, che devo rivoluzionare il mio modo di abitare, che non servono più spazi perché sta tutto lì dentro, dentro l’oggettino suppostona. E poi che posso cambiare canzone con un clic anzichè alzarmi dalla poltrona, aprire il lettore cd, togliere con attenzione il cd, senza rovinarlo, rimetterlo nella sua custodia e poi restare per qualche minuto nel dubbio della scelta con gli occhi che cercano tra mille diverse colori provando a trovare il motivo che appaghi l’anima, il cuore, la testa.

Non so proprio quando ascoltare questa musica portatile, che si adatta agli spazi ridotti, riduce gli spazi di creazione individuale, crea un senso del finito definito e stabile che ben si accorda alla salvaguardia dell’angusto limite del sè.

Strappi, rattoppi e poesia


La cultura di una persona si misura dalla capacità che questa ha di vedere il mondo con gli occhi dell’altro…o qualcosa di simile. La frase mi è piaciuta molto, non ho l’abitudine di trascrivere le parole esatte, pertanto la citazione è sicuramente incompleta o inesatta, ma il senso è questo.

L’ho letta in una delle bellissime pagine di "Linguaggio e interpretazione" di Gadamer, la mia passione, il mio antidoto alla noia, in questi giorni di noiosissima retorica festiva. L’ermeneutica…e i suoi messaggi sono oggi quanto di più utile sia a disposizione dell’uomo per non cadere vittima della logica, del bisogno di quantificare se stesso e la realtà per approdare, invece, alla poesia, al piacere di strappare alle parole un significato in più.