Ciao Signora Loretta Goggi


La televisione per fortuna non le lascia spazio, così la sua arte trova felice espressione in teatro, tra pellicce di singore impellicciate di bianco e nero vestite, tra cappelli di signori dal naso aquilino e sciarpe poggiate su giacche elegantemente cadenti su corpi ingrassati, tra finocchi vintage e checche abbronzate tirate stiracchiate, ma…

Ne vale la pena, Cara Signora Loretta Goggi. Ieri sera il suo spettacolo al teatro Manzoni è stato un esempio di eleganza di cui si è persa memoria, un tocco d’armonia che da ogni suo gesto, da ogni sua parola è volata su di noi, pubblico, così semplicemente contento di essere lì, per sentire Lei. Lei che canta, Lei che imita, Lei che racconta, Lei che commenta. Le parole un pò mi mancano, perché quando lo spettacolo è finito ho provato una sola cosa: non sono stato preso in giro, non mi sono sentito preso in giro da Lei. Mi ha dato tutto ciò che mi aspettavo, mi ha raddrizzato la giornata, mi ha fatto ricredere sulle fregature che quotidianamente la Milano degli spettacoli, dell’arte, del balletto rifila ai suoi cittadini. Non torni in televisione, perfavore, Cara Signora Loretta Goggi, la voglio rivedere ogni sera a teatro, voglio rivedere il corpo di ballo elegantissimo, l’orchestra, le luci, volgio risentire Lei che alla prima canzone ha ancora la voce un pò stonata, ma poi…brividi!

Presepe gay, triste triste triste


Ma perché dobbiamo ostinarci a "copiare" le cose che non ci appartengono, a falsare la realtà con tristi brutte copie, perché dobbiamo offendere chi ha una sensibilità diversa? C’era proprio bisogno di quelle statuine nel presepe alla Camera. Secondo chi le ha messe, evidentemente si. E chi le ha messe? La sinistra, ovviamente. Quella che non sa fare altro che rubare simboli, idee, che ha l’unica pretesa di sentirsi defraudata di chissà quali diritti dalla cattivissima ed esosa destra. E che al massimo è in grado di infinocchiare i propri sostenitori con la cattiveria, l’invidia per ciò che è stato loro rubato.

Ma è così difficile per la sinistra trovare altre strade di espressione che non siano la rivendicazione di simboli altrui per sé?

Ma chi ha idee politiche di sinistra è in grado di riconoscere la povertà di espressione di chi lo rappresenta, la scarsa voglia di sperimentare, di lanciare messaggi per rivoluzionare la società (e lo dice uno che ha idee opposte, ma che apprezza sempre l’impegno e l’originalità)?

Culattoni si nasce, professori si diventa


Grazie a chi ha usato questa parola, così bella, chiara e forte, per indicarci. Grazie a chi usa il buon senso prim’ancora della dottrina. Grazie Marco, che in altro post hai così bene commentato.

Ebbene si, lo vorrei urlare a voce spiegata: non vogliamo nulla di più, abbiamo già tutto, noi culattoni. Siamo belli, ricchi, amati, colti, pieni di verve, senso dell’umorismo, viviamo in mondi liberi, possiamo rischiare e al massimo ci rimettiamo il culo, che poi tanto male non è. Del matrimonio possiamo fare a meno, sinceramente. Troppi vincoli, doveri, diritti…che palle, tutte queste parole di compatimento, di solidarietà.

Preferisco il sesso libero alle conversazioni democratiche fuoriuscenti dai fondi di bottiglia di Grillini, preferisco le orge alle riunioni familiari, preferisco la prostituzione alle giornate dalla parrucchiera con Luxuria

Se Carlo Giuliani non fosse morto


…cosa avrebbe fatto la madre? Provo a porre la domanda in altro modo: se la madre di Carlo Giuliani fosse stata una signora senza ambizioni, senza cultura, senza velleità politiche, una signora di quelle tanto amate dalla sinistra, di quelle che amano la tv del pomeriggio, che non leggono mai un quotidiano,  che parlano solo di come sono care le zucchine al mercato… cosa sarebbe diventata? Nulla, sarebbe diventata. Forse non ci sarebbe stato neppure un Carlo Giuliani.

La festa è religiosa?


Provo sempre tristezza nel vedere i negozi aperti ad ogni ora e in qualunque giorno, in prossimità delle festività natalizie. Penso a chi sta dentro a lavorare e mi dispiace per loro, vorrei liberarli, ma non posso. Poi penso al senso di questa festa, al senso di tutte le feste religiose accolte nel calendario italiano e allora provo un pò di sollievo. L’italia è o non è uno stato laico, ovvero, dovrebbe essere, secondo molti, uno stato laico e allora, che male c’è: che lavorino, se sono atei! Che lavorino se sono credenti ma, come si dice, in un modo personale, non riconoscendo l’autorità della Chiesa, che lavorino se vogliono la libertà di credere al dio personale, buono e comprensivo, che lavorino se preferiscono le luci alla preghiera. E se sono credenti nel senso più puro del termine, allora possono contare sulla forza interiore per superare l’incongruenza della loro posizione.

Shortbus il porno comico


Il film è bello, lo vedi con piacere e senza imbarazzo.

Seduti accanto a te sono una signora e un signore sessantenni, immagini l’imbarazzo, prima dell’inizio, avendo solo letto le recensioni, che parlano di ampia esposizione di membri maschili. Vorresti avere invece accanto a te alcuni dei tanti ragazzi che popolano la sala dell’Arlecchino, ma ti sono capitati loro…e a un certo punto pensi: vabbè, pazienza, si adatteranno.

Poi il film comincia, i membri ci sono, ma c’è anche molto altro. C’è una fotografia molto curata ed originale, dialoghi ben costruiti, attori, mi dicono, esordienti, ma davvero azzeccati e un’ironia assolutamente imprevedibile.

Non dovrebbe essere vietato ai minori di 18 anni, Shortbus! 06

Il titolo deriva dal nome dell’autobus che accompagna a scuola i ragazzi disabili e nel film è il nome di un locale notturno in cui si incontrano persone, uomini, donne, che, forse, amano in modo particolare, che non hanno paura del sesso, che giocano, che fanno grandi maialate, che cantano, che parlano. Certo sono persone, che, forse, oggi, data la difficoltà di comunicazione, sono diversamente abili a comunicare.