Quello strano senso di smarrimento che arriva dopo


Dopo una intensa attività autoerotica, in assenza temporanea di partner – temporanea di una sera, si intenda – che porta all’inequivocabile piacere visivo e tattile, nonché mentale, fisico, oddio non so più cosa, mi prende sempre quel senso di smarrimento lì, che poi non è proprio un senso di colpa, ma è una domanda.

Potevo farne a meno? Ah…adesso è facile dirlo, ma quando sei lì, che stai tornando a casa in autobus e la testa ti è scesa al livello del membro e con quello muovi i passi, che se incontrassi una vecchietta saresti disposto a farle uno sgambetto per arrivare a casa prima. Poi entri in casa, ti spogli freneticamente, ti butti sul letto, oppure ti infili sotto la doccia, ti siedi sul bordo del divano, ti fai. Ecco semplicemente ti fai qualcosa che arreca un piacere diverso.

E la devi fare solo, quella cosa. Magari gemendo in modo convulso, senza che qualcuno ti dica: ma cosa urli! Poi ti ritrovi lì, con le mutande in mano, lo sperma un pò sparso ovunque e guardi l’orologio. Che è l’oa dell’arrivo: vaglielo a spiegare, guarda mi sono fatto una sega aspettandoti, così adesso sono bello tranquillo e ti dedico tutto me stesso.

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Licenziato perché troppo bello


Non sono io quello licenziato, ma sono io quello che lo ha licenziato, mio malgrado. Accade anche che un angelo cada distrattamente dentro un’azienda, portando scompiglio, tra uomini e donne e che per il bene comune si decida di liberarsi della troppa bellezza.

Lui ha 25 anni, una pelle olivastra morbida e calda, capelli castano chiaro e occhi verdi, un collo da baciare, le mani da accarezzare. Quando cammina balla – cito i nuovi angeli, non a caso e non so quanti si ricordano la canzone… – e i suoi muscoli posteriori sembrano parlarti da dentro i pantaloni. D’estate il capezzolo gonfia la polo poco aderente, un pò aperta sul davanti lascia vedere pochi peli biondi. Lo chiami, ti guarda e sorride e quelle labbra bastano per farti dire si a qualunque richiesta.

Questo è troppo: con lui dici sempre si, con lui tutti in azienda dicevano sempre si, uomini e donne. Alla faccia delle policy. Processioni di ammiratrici sfacciate e ammiratori velati iniziavano la mattina nel suo ufficio, anche solo per godere del suo modo di salutare, assembramenti alla macchina del caffè, litigi in mensa per accapararsi il posto vicino a lui erano diventati imbarazzanti.

E lui si è ritrovato a casa, senza contratto. Io l’avrei anche tenuto, anzi mi sarei spaccato in quattro pur di godere del suo buongiorno la mattina – lavorava con me – ma anche io ho dovuto assecondare il volere di sua maestà il mio re supremo, nonché mega presidente inutile che ci domina e mal tollera la luce naturale della bellezza, preferendo circondarsi di grigiore illuminato dalla lampada.

Stronggrond a luci rosse – jerkoff session


La scoperta del mio sesso.

Ero in spiaggia ma sentivo un malessere particolare, un’agitazione e un’eccitazione insieme, sentivo caldo e volevo toccarmi ovunque, volevo accarezzarmi i capezzoli sempre duri, volevo toccarmi il sesso, volevo sfiorarmi le labbra. Volevo tutto, nonostante i tredici anni e l’ormone agitato, evitavo di farlo in spiaggia davanti a mamma e papà, ma volevo disperatamente toccarmi.

Con la scusa del malle alla pancia, tornai in albergo alle 6 del pomeriggio, mi spogliai completamente e mi buttai sul letto. Cominciai a guardarmi, solo con lo sguardo il mio sesso cresceva, grande rispetto al mio corpo di ragazzino. Sentivo la testa che girava, mi stropicciavo il resto del corpo, come in preda ad una crisi di pianto che non arrivava mai, sempre con il groppo in gola.

Poi mi afferrai il sesso con le mani, mi sembrava stessi per pisciarmi addosso, avevo paura, che stesse per uscirmi qualcosa, ma qualcosa che non era solo pipì, era qualcosa che arrivava da dentro, molto dentro. Lo scroto era duro, teso quasi. La testa girava, sudavo oddio, sudavo, come sudavo e allora mi alzai per andare in bagno, barcollando con paura, avevo paura che stesse accadendo qualcosa di brutto ma volevo anche che accadesse.

Non feci in tempo a camminare e il mio sesso cominciò a contrarsi e a schizzare fuori il suo primo sperma. Caldo. Tutto sulla mia mano.