Oggi non Consumo


Mi alzo e non accendo la luce, non mi faccio il caffe, non accendo la radio, non uso la lavatrice, non prendo l’ascensore, non guido l’auto né prendo alcun mezzo pubblico. Ogg non consumo, ma vivo. Come posso fare?

E’ una sfida, se penso a quanto è “consumo” ogni giorno, cioè quanto ricorro all’utilizzo di energia, di soldi, di acqua, di telefono. Oggi non cosumo e voglio ripetere ogni settimana questo appuntamento, per un solo giorno alla settimana, ch sarà il mio shabbat personalissimo.

Non me ne vogliano gli ebrei praticanti, non è banalizzazione questa, ma solo voglia di uscire dalla prospettiva di una vita solo orientata allo sfruttamento di qualcosa, al consumo di qualcosa.

Cosa fare per vivere il mio giorno “Oggi non Consumo”? Provate a immaginare come organizzereste il vostro tempo, quante cose potreste fare e quante non potreste fare.

Nel mio giorno “Oggi non Consumo” parlerei con qualcuno, faccia a faccia, camminerei nel mio quartiere, farei una partita a carte, non potrei neppure cucinare perché anche questo è utilizzo di energia. Mi limiterei a mangiare, poco, magari qualche avanzo del giorno prima.

Stato impresa famiglia individuo


In quest’ordine, dal più importante al meno importante: non è l’italia, questa, per fortuna.

L’individuo realizza valore quando forma una famiglia, la quale beneficia della luce emanata dall’azienda per la quale l’individuo lavora e dalla quale trae sostenetamento, nella misura in cui questi è capace di vendersi all’azienda. Ma il valore supremo è lo Stato, al quale sacrificare il benessere insividuale.

Echi fascisti, pericolosi, che permeano le menti. Echi fascisti che giustificano il giogo, cui l’italiano non deve più soggiacere. Ce ne siamo liberati, ma il mostro sta tornando, celato dietro il volto anestetizzato dell’affascinante strisciante passione d’oriente.

Silvio è solo il fantoccio, anche divertente, in mano ad un sistema più grande. Silvio è il male minore, il contabarzellette del bar sport, che forse alla fine fa quello che può, per sè e anche per l’Italia. E’ il nostro male politico, ma il male più grande è nelle nostre anime, ammaliate da una culura del consumo e del potere, che hanno completamente annichilito l’idea stessa di individuo e di responsabilità individuale

Balla Brenda, ops…! Balla Linda (canzone non originale per tutte le Brende che se la sono sentita intonare da uomini grassi in mutande)


Balla Brenda,
balla come sai
Balla Brenda
non fermarti
Balla Brenda,
balla come sai.
Occhi azzurri
belli come i suoi
Brenda,
forse non li hai,

ridi sempre,
non parli mai d’amore
pero’ non sai mentire mai

mmh…
Bella sempre,
dolce come lei
Brenda,
forse tu non sei,
tu non dici
che resti insieme a me
pero’ non mi abbandoni mai,

tu non mi lasci mai,
ti cerco e tu…
e tu ci sei…
ti cerco e tu..
mi dai quel che puoi,

non fai come lei, non, non fai come lei,
tu non prendi tutto quello che vuoi.
Balla Brenda,
balla come sai
Balla Brenda
non fermarti
Balla Brenda,
balla come sai.
Occhi azzurri
belli come i suoi
Brenda,
forse non li hai,
ridi sempre,
non parli mai d’amore
pero’ non sai mentire mai.
Mmh…
Tu non mi lasci mai
ti cerco e tu
mi dai quel che vuoi
non fai come lei, no, non fai come lei
tu non prendi tutto quelli che vuoi
Balla Brenda,
balla come sai
Balla Brenda
non fermarti
Balla Brenda,
balla come sai

Cammino fra la nebbia, a Milano


A milano la mattina presto alle sei di un giorno festivo, cammino fra la nebbia. E vale più di un film d’autore, più di un concertino, più di un ristorante chic o di una visita alla mostra di turno a palazzo Reale.

A Milano la nebbia di una domenica mattina di novembre riempie gli spazi lasciati vuoti dall’impoverimento della coscienza feriale produttiva.

Vale più di una seduta di psicanalisi, che per altro non ho mai fatto e non quanto valga, ma una passeggiata tra le foglie d’autunno, che un pò stanno su e un pò stanno giù, mi fa rimettere i piedi nel mondo reale.

Mi sento un pò disadattato


Per non dire diseredato. Da questa società che si sta mangiando le seu persone, da queste persone che si nutrono al pascolo della scelta interminabile, digiune completamente di ogni anelito di creazione.

Ormai mi sento lontano, terribilmente lontano, quasi pazzo. Ma la pazzia mi fa bene e non escludo possa salvarmi.

Penso e ripenso ogni giorno: non ha più senso quello che faccio. Lavoro, lavoro, lavoro e solo lavoro e il resto è solo tempo programmato secondo gli usi della società del lavoro.

Chi mi rimane, si intitolava il mio blog precedente, quando mi restava almeno la speranza di cambiare restando dentro la società, ma non si può restare dentro.

Mi sembra di essere cirocondato da persone senza anima.

Licenziata perché ha la faccia da colf


Il mio augusto generale dagli occhi a mandorla mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto:
Tu, gigante merdaccia, come ti sei permesso di assumere una colf in azienda?
Io, che ho già capito dove vuole arrivare, abbasso lo sguardo ed aspetto la quotidiana umiliazione.
Lui continua…

Tu, gigante merdaccia, lo sai che facciamouna figuraccia con i nostri clienti, se loro vedono che abbiamo una con la faccia da colf, una filippina! Ti sembra normale, eh…! Tu, gigante merdaccia mi stai facendo arrabbiare: cosa pensi che siamo un’organizzazione di beneficienza!

La poverella in questione è una bellissima ragazza, molto solare e con una disponibilità davvero encomiabile, sorride spesso, parla 4 lingue europee ed è nata in Italia. Si è laureata in Italia, ma è figlia di sua madre e di suo padre, ovviamente, è filippina nei tratti somatici.

Al mio Gran Generale dagli occhi a mandorla non piace la filippina perché la filippina lui la vede solo inginocchiata a pulire le sue scarpe, non può tollerare che si aggiri in azienda, che partecipi alle riunioni.

Lui mi sta sempre urlando le parole che escono dal cesso del suo vano digerente, io non l’ascolto neppure più, combattuto tra il desiderio fare una torta di mele e quello di andare dalla ragazza e chiederle scusa, dicendole la verità. Così magari arriva un tram carico di filippini e va diritto dritto dall’eminenza gialla a darli una lustratina. Al tubo digerente, s’intende.

Ho cucito la gonna


Ho mangiato risotto con la zucca e poi un misto di salumi. Ho bevuto un barbera eccellente e sbucciato marroni giganti, sporcandomi un pò le mani di nero e attaccandomi le bucce al maglione.

Ma dopo, dopo la cena a casa di Silvia, su una trafficatissima via milanese, ho cucito la gonna, lì sul tavolo, chiacchierando. Ho imbastito una bella gonna di tweed per Sara e ho parlato. No, non abbiamo parlato di lavoro, abbiamo semplicemente parlato di quello che stavamo facendo e poi di mobili, di innamoramenti, di vecchie pentole e di nonne e di figli e di noi, sopratutto, di come stavamo bene.

Dopo tre ore di lavoro e musica delle nostre voci, Sara si è provata la gonna. Eccola, fatta. L’ho fatta io e non vorrei più andare a dormire, mi sembra che il tempo si sia allungato, mi sembra di avere ritrovato le mie mani e anche un pò me stesso.

Bruno, ovvero della maialaggine spinta al cinema


L’hanno vietato ai minori di 14 anni, ma la volgarità è molta, i riferimenti alle perversioni sessuali innumerevoli: un uomo che infila una bottiglia di vino nel sedere a un altro dalla parte del fondo e poi lo prende in braccio e lo gira in modo da fargli rovesciare vino dal posteriore, oppure uno che si fa stantuffare da un fallo artificiale attaccato ad una bicicletta da camera pedalata dall’altro…Beh, è abbastanza?

L’ironia con cui si trattano gli argomenti non è sufficiente a risollevare il film dalla maialaggine: il protagonista è lo stesso di Borat e gli atteggiamenti sono pure i medesimi dell’extraterrestre neanche troppo extra nella sua caricatura. Stralunato e eccesivo gay austriaco in cerca di fortuna nel mondo, il personaggio di Bruno scritto con la u dieresata è la summa della volgarità gratuita.

Ma poi mi ritrovo invece il divieto alle performance del tinto Brass che infila un ditone nella fess-ura dell’attrice di turno e scatta il vietato ai minori di 18! Per non parlare poi di quei film concettuali e neanche troppo fisici delle storie d’amore gaie, dove il VM18 è dato per scontato e reclamato dai MOIGINI: che senso ha?