Trenta minuti


Questa mattina a Milano pioveva, erano le 8,30 ed io stavo dirigendomi verso l’entrata della metropolitana per andare al lavoro. Improvvisamente le gambe viravano, la testa dava loro il comando cruciale: si va a piedi. Sotto la pioggia e senza ombrello cambiavo direzione e mi sembrava di entrare in una favola, passeggiando tra gli alberi del parco nord, perdevo il senso del tempo. Pioggia, umidità, odore di erba, soffioni di tarassaco e fichi dalle foglie accennate riempivano i miei sensi.

Ho impiegato trenta minuti, ma mi sono allungato la vita di un giorno. Sono arrivato in ufficio tanto eccitato che pensavano avessi tirato la coca. Benpensanti, non sanno che è stato qualcosa di ancora più trasgressivo: la comunione con il mondo.

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Erezione metropolitana milanese


I piedi, benedetti piedi, quelli mi hanno stregato: seduto in metropolitana leggo e sono colpito dai piedi dell’uomo seduto di fronte a me. Piedi curati, grossi, pianta larga, venosi, infilati in un paio di infradito nere. Si lo so, siamo a giugno, di solito le infradito a Milano mi fanno un po’ schifo, soprattutto vederle alle 8 del mattino in metropolitana. Ma queste no, tutt’altro. Il collo del del piede lascia intravvedere la peluria biondo scuro, su pelle già abbronzata. Il jeans è lungo e scolorito, la maglietta rossa a maniche corte: tutto il resto è pelle, corpo scoperto, braccia, collo, mani, labbra, occhi. Sorriso, si perché quest’uomo, questo ragazzo metropolitano delle otto del mattino, mi sta sorridendo mentre lo guardo, mentre lo mangio e lo sento già dentro la mia bocca.

Pensiero cattivo mio: si va bene, è una marchetta, rimettiamoci a leggere.

Pensiero qualunque mio, un pò meno cattivo: certo però che una marchetta alle 8 del mattino in metro… cosa ci fa? Ah, forse torna dal turno di notte.

Pensiero deprimente mio: si però che triste, questo mi ha scambiato per un ricco quarantenne frustrato in cerca di sesso veloce a pagamento.

I miei occhi sono fermi da circa 5 minuti sulla stessa riga del libro, sto diventando strabico nel tentativo di tenere un occhio sul libro e l’altro su di lui: mi sforzo, non riesco, alzo lo sguardo su di lui e scopro che adesso non sorride più, guarda dritto nei miei occhi ed in quel momento è come se mi spogliasse.

Ho un’erezione, ho i pantaloni dell’abito, l’erezione si vede, la copro con la borsa dell’ufficio ed anche lui ha un’erezione, ci appoggia sopra la mano. Io ho doppia erezione, tripla erezione a vedere la mano poggiata sull’erezione.

E tutt’intorno gli altri, quelle signore sfatte con la borsa di plastica e dentro la schiscetta, quelle che le vedi e capisci perché l’uomo le molla. Le donne, innocenti evasioni, non s’accorgono o forse, loro mi direbbero, fanno finta di non accorgersi. Io sento di avere già bagnato la mutanda con le prime gocce di rugiada, lui si alza e si dirige verso la porta per uscire. Avrà al massimo 30 anni, gli occhi sono grigi, visto in piedi è altto, il suo culo è molto muscoloso, il fisico è asciutto, mi guarda e con la mano fa cenno. Dice senza parlare: su andiamo, vuoi o non vuoi passare la mattinata con me a leccare la mia pelle ambrata? Ci facciamo una doccia insieme e puoi accarezzarmi, puoi succhiarmi, poi ti riempirò la bocca con il mio seme e ti piacerà ingoiarlo.

Che faccio?

Sono sceso con lui e vaffanculo al lavoro, quando mi ricapita più un’occasione così. No, non è vero, non sceso con lui, avevo già i pantaloni bagnati, troppo bagnati, appiccicati.

Facciamo come i cani


Che quando si incontrano si annusano, si leccano, si abbaiano, si sbranano, si amano. Invece la vita di noi anime viaggianti nelle mattine metropolitane milanesi è solo illuminata dai non toccarsi, non sfiorarsi, non sentirsi. Vorrei alzarmi in questo momento e accarezzare quel ragazzo che siede un pò più in là, magari dirgli come stai, sentire se la sua gamba è muscolosa, dirgli una zozzeria all’orecchio, infilare un dito nella sua bocca e sentire la sua saliva sulla mano. Ma non si può, non lo so il perché, ma qualcuno ha deciso che non si può, che non sta bene. Qualcuno ha deciso che palpare un altro o un’altra in metropolitana è una schifezza, che è da depravati perversi maniaci sporcaccioni. A me invece sono sempre piaciuti i palpeggiatori, quelli che osano provarci, magari anche in un modo subdolo, quando allungano la mano facendo finta di voler aprire meglio il giornale e con la mano urtano il mio pacco, poi lo fanno ancora, ogni volta che voltano pagina. A me viene duro, lo lascio venire duro, mi piace che si veda il segno sotto i jeans. Quando in piedi in mezzo alla folla tengono le mani dietro la schiena, come farebbe un militare in posizione di riposo, e le premono contro il mio pacco ed io lascio che si avventurino con le dita tra i bottoni dei jeans e che arrivino a toccare tutto.

Cosa faresti con 200 euro?


Una giornata in una spa oppure una degustazione di vini d’annata? Il manifesto campeggia in metropolitana milanese e i 200 euro arrivano da un risparmio sulla sottoscrizione di una polizza assicurativa. C’è anche un concorso per chi riesce a individuare il modo migliore per spendere questi 200 euro di risparmio, con due esempi di possibili divertimenti e piaceri. Mi sono fermato a guardare questi due manifesti come un imbecille, aspettando che il treno arrivasse.

Cosa farei oggi con 200 euro? Creme per le rughe, sali per il pediluvio, saponi profumati, olio di oliva, vino bianco freddo freddo e focaccia genovese, magari ci starebbe pure un gelato della gelateria di corso Garibaldi, la gelateria senza nome, dove mi fermo per gustare il gelato alla crema più buono di milano, seduto sulla panchina di legno messa lì fuori davanti alla vetrina, con a fianco il tavolino del bookcrossing. Ma…ma! Se mi dicono che le risparmio, perché poi mi dicono che le devo spendere?

Risparmio, risparmiare: ridurre all’essenziale, mettere via, accantonare denaro per il futuro, evitare di spendere, spendere meno. Ma visto che il futuro era un’ipotesi e adesso non è neanche più quello, risparmiare vuole dire un pò morire senza aver scelto neppure la bara.