Andata e ritorno dal mondo


Non capivo cos’era questo uscire da me e sentire un brivido di vita.

Pensavo a qualche forma di pazzia, amata pazzia e forse lo desideravo: entrare e uscire, riempire e svuotare, salire e scendere, sollevarsi e cadere, un’eterna dialettica. Pensavo fosse solo un segno del mio essere fuori dal mondo, un segno tangibile della mia testa deviata, talvolta il compiacimento per l’ossessiva ricerca della diversità ad ogni costo.

Mi sbagliavo.

Adesso mi sono tornati alla mente i momenti in cui vedevo per pochi secondi l’azione che si sarebbe svolta davanti a me. Da bambino giocavo con queste sensazioni e scommettevo di sbagliarmi. Vedevo il futuro? Si, prossimo futuro, ma mi faceva sempre girare la testa questa cosa. Era come se nella mia mente le cose avvenissero dieci secondi prima e poi anche dieci secondi dopo, le stesse cose. I miei movimenti erano sconnessi a volte, come se volessi annullare la sensazione di futuro con il movimento improvviso di un arto.

Oggi in alcuni momenti ho la sensazione di vedere alcune cose immutabili, forme che si ripetono intorno a me, chiare, lucenti, dolci, armoniche. Dura pochi minuti, anche questa cosa, poi cado giù nel mio mondo normale fatto di cose, belle o brutte, non importa, ma quei momenti sono speciali, ho la sensazione di catturare la vera vita, come se un motore velocissimo cominciasse a girare dentro di me e mi facesse vedere tutto il mondo contemporaneamente.

Non faccio uso di droghe, né mai l’ho fatto, bevo un pò, ma nella norma, vino, qualche birra, qualche superalcolico. Mah! forse i peperoni…

Meglio non lavorare


Tutti a casa, sotto le coperte oppure davanti ad una bella tazza di caffè, la vestaglia stropicciata intorno al corpo e un bel muratore da spiare mentre arrampicato sulla casa di fronte mostra i muscoli. Ah, questa si che è vita!! Ah….Ah….Fannullone a chi? Io sto benissimo per quanto mi riguarda, sarò fannullone secondo il mio capo, la mia azienda, il giornale padronale che tanto ama le inchieste sul lavoro, ma io sto benissimo e contribuisco alla mia personale crescita, al mio benessere. O qualcuno vuole dirmi che stare così a poltrire mi fa male? Trastullarsi con un buon libro, o semplicemente con una mano, se vogliamo essere proprio goderecci fino in fondo, può forse danneggiare la nostra persona? Quando avrò voglia tornerò a lavorare, nel frattempo si arrangino, si ammazzino di lavoro. Io non sono nato per lavorare. Sta forse scritto da qualche parte che è lodevole lavorare e disdicevole non lavorare. Saranno fatti miei se non lavoro e non mi piace affatto che qualcuno mi definisca fannullone se preferisco trascorrere le ore al bar o a fare shopping! Al limite, se proprio al mio datore di lavoro non piace avere un dipendente che si gode adeguate pause, mi licenzierà, ma continuano ad essere fatti miei. Fannullone è colui che non fa nulla per il proprio benessere, che si lascia morire nel sogno di un impiego, nel sorriso di un superiore, nel premio per una vita spesa a produrre.

Preferisco coltivare.