Mi voglio fare sbattere…fuori


Che sono gaio. Lo dico e spero in un licenziamento con buona uscita e buona pace del mio direttore e del mio presidente. Sono arrivato a questo punto, di voler giocare l’ultima carta: mai si terrebbero un dipendente gaio in una posizione come la mia e la mia gaiezza forse potrebbe aiutarmi in un downshifting con i fiocchi. Chi l’ha detto che è discriminazione? Magari lo fossi, discriminato. Sanno benissimo che non potrebbero criticarmi apertamente per il mio orientamento sessuale e sanno benissimo che non ho peli sulla lingua (tranne in rare occasioni…di fellatio arruffata e infuocata, actually) per informare le persone giuste del fattaccio.

Che brutto, sto cadendo e cedendo sulla logica del ricatto. Ma se funzionasse? D’altronde manca un piccolissimo passo. In realtà mi stanno già attaccando e se non fosse per il mio infinito giocare e prendere per il culo i perbenisti rispondendo con le battute più spiazzanti, sarei già finito in depressione. Battute del tipo che il megapresidente ti viene vicino, ti tocca la camicia e dice che è troppo sottile e che si vede che sei debole (Leggi: frocio), oppure l’altrocapone che ti vede con l’ombrello giallo e arancione – sinceramente a me piace e lo trovo molto maschio, ma questa è un’altra storia) – ed esclama dopo dieci minuti: ma di chi è st’ombrello da checca. Oppure che se ti prendi un’influenza e ritorni Lui ti dice che ti ammali troppo ed avresti bisogno di una bella esperienza forte…

Facciamola finita: datemi 200.000 euro e sparisco.

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Licenziato perché troppo bello


Non sono io quello licenziato, ma sono io quello che lo ha licenziato, mio malgrado. Accade anche che un angelo cada distrattamente dentro un’azienda, portando scompiglio, tra uomini e donne e che per il bene comune si decida di liberarsi della troppa bellezza.

Lui ha 25 anni, una pelle olivastra morbida e calda, capelli castano chiaro e occhi verdi, un collo da baciare, le mani da accarezzare. Quando cammina balla – cito i nuovi angeli, non a caso e non so quanti si ricordano la canzone… – e i suoi muscoli posteriori sembrano parlarti da dentro i pantaloni. D’estate il capezzolo gonfia la polo poco aderente, un pò aperta sul davanti lascia vedere pochi peli biondi. Lo chiami, ti guarda e sorride e quelle labbra bastano per farti dire si a qualunque richiesta.

Questo è troppo: con lui dici sempre si, con lui tutti in azienda dicevano sempre si, uomini e donne. Alla faccia delle policy. Processioni di ammiratrici sfacciate e ammiratori velati iniziavano la mattina nel suo ufficio, anche solo per godere del suo modo di salutare, assembramenti alla macchina del caffè, litigi in mensa per accapararsi il posto vicino a lui erano diventati imbarazzanti.

E lui si è ritrovato a casa, senza contratto. Io l’avrei anche tenuto, anzi mi sarei spaccato in quattro pur di godere del suo buongiorno la mattina – lavorava con me – ma anche io ho dovuto assecondare il volere di sua maestà il mio re supremo, nonché mega presidente inutile che ci domina e mal tollera la luce naturale della bellezza, preferendo circondarsi di grigiore illuminato dalla lampada.