Dente di cagna


Lei è seduta davati a me, lei è tutta curve: gli zigomi tondi, le tette tonde, i fianchi tondi, il sorriso bianchissimo. Mi guarda e mi dice:

sono 3450 euro.

Sbianco, cioè divento un pò più verde rispetto al solito grigio che mi porto dipinto fieramente in volto. Ma io mi ero solo rotto un dente e mentre lo penso dico: cazzo, ma cosa mi fate, la bocca intera?

Lei non è la dentista, è la consulente commerciale, una figura professionale per me nuova . Erano tanti anni che non andavo da un dentista e oggi mi sono accorto che forse qualcosa è cambiato. Sono capitato in uno studio dentistico grande, moderno luminoso, pieno di fanciulle che sculettano su tacchi vertiginosi distribuendo sorrisi al silicone. Il dentista è diventato l’operaio, che "opera" uno sotto l’altro, parla poco, si limita ad eseguire quello che puoi pagare, cioè quello che sei riuscito a strappare alla cagna che conta i soldi. E la cagna è bionda, alta, sempre di buonumore e ti dice: 

…ma è importante avere un sorriso sempre a posto,

mentre si allunga sulla poltrona di pelle comoda, circondata da immagini di spiagge tropicali. 

…Tanto vale, mentre aggiustiamo il dente rotto, ne rifacciamo altri tre, così si sentirà meglio.

RIFARE…………..RIFARE, vorrei urlarle che a me piacciono i miei denti, che mi servono per mangiare e se sono un poco storti o non proprio bianchissimi non me ne frega niente. Sono parte di me, ciascuno ha la propria storia e lei vuole spazzarmeli via. Non le ho urlato nulla, l’ho solo guardato misericordioso, dicendole: ma io non ho una lira, come faccio. Non si preoccupi, mi risponde,

…facciamo un finanziamento e me li paga un pò per volta, …E SONO CERTA CHE CON UNA BOCCA A POSTO SARA’ ANCHE PIU’ FACILE TROVARE UN LAVORO.

(…) La cagna: ma perché non l’arrestano per adescamento…

Le spose made in Italy


Ho visto in tv la fiction "Il padre delle Spose": una brutta rappresentazione, infarcita di luoghi comuni, prevedibile come il percorso di un treno, priva di pathos, recitata malissimo dalla signora Rosanna Banfi, meglio dal padre.

La sceneggiatura è evidentemente realizzata da una persona che ha conosciuto l’omosessualità attraverso la lente dei giornali, che ha saputo mettere in evidenza "l’eccezione alla norma" e non la normalità delle persone. Funziona sempre bene la solidarietà, sopratutto in tv, verso il "DIVERSO", che è accettato nella sua specificità e non nella sua totalità: perché è un bravo ballerino, perché è un inventore geniale, perché è un eroe della fiaba…NONOSTANTE SIA OMOSESSUALE.

Enormi palle


Che enormi palle mi fanno con queste storie delle unioni civili! Perdonate l’espressione, ma sono stanco annoiato deluso da chi si ostina a portare esempi di "civiltà" fasulla davanti agli occhi delle nostre coscienze. Abbiamo veramente bisogno di una tutela di diritti che noi stessi non siamo in grado di assicurarci attraverso l’uso del buon senso?

La mia esternazione nasce dall’ennesima presenza mediatica di Franco Grillini, che forse non si accorge delle argomentazioni deboli portate a sostegno di un altrettanto debole progetto di "unione civile". L’ho visto ieri sera a Porta a Porta, per la centesima volta ripetere…le solite quattro parole sui diritti "rubati" agli omosessuali dal cattivissimo Stato…

Lui blatera…L’omosessuale deve avere il diritto di assistere il compagno malato…

Io penso…E chi lo impedisce? La famiglia? Beh, allora se non hai la maturità per affrontare "privatamente" la questione con la famiglia non hai neppure il diritto di chiedere allo Stato di farlo. Oppure vogliamo obbligare "per legge" la famiglia ad accettare la presenza di un compagno?

Lui blatera…L’omosessuale deve avere il diritto alla pensione di reversibilità…

Io penso…Perché, non ha forse avuto il modo di farsi la sua pensione, il compagno sopravvissuto? Che cavolo ha fatto mentre l’altro lavorava? Ha forse dovuto stare a casa ad accudire i bambini. La reversibilità serve alle mogli che non hanno potuto/voluto lavorare, ma per una ragione "famigliare". Se uno dei due, nella coppia omosessuale, non lavora, per quale motivo dovrebbe chiedere allo Stato di pensare a lui, visto che è lui il primo a non pensare a sè?

Lui blatera…Se uno dei due muore, chi resta verrà allontanato dalla casa coniugale, perché arrivano i cattivi eredi legittimi…

Io penso…Perché lo Stato dovrebbe impedire e imporre una cosa che i singoli non hanno avuto al capacità di imporre? La casa coniugale finisce quando finisce l’amore, perché non sono due coniugi le persone che l’abitano, ma due persone legate da un amore diverso, che non può essere l’amore inteso nel senso di Vita, ma un amore che non ha bisogno della protezione/assicurazione dello Stato.

“…” il molestatore


Ma cosa aspettate, cara redazione Web, a censurare questo ineducato! Questo che si firma "…", che potrebbe anche continuare ad esistere se solo non usasse l’insulto come sua unica firma. Io lo allontanerei velocemente, perché una persona così è decisamente fuori luogo in qualsiasi gruppo si inserisca. L’identità sul web, bel problema! Possiamo fingere di essere qualcun altro e ciò è bello, purché si resti nei limiti della buona educazione, della correttezza e del rispetto.

E’ necessario che vi riporti ciò che il signor "…" ha scritto sul mio blog o su quello di altri, sempre a proposito del sottoscritto? Io non cancello i suoi commenti…ma vorrei cancellare lui!

Il muro di Lefkosia


E’ abitato da topi e serpenti, quel pezzo di terra tra Lefkosia nord e Lefkosia Sud. India360x500Perché la capitale di Cipro è l’ultima città divisa in due, ma con una particolarità: in mezzo c’è un corridoio di città abbandonata, con case strade auto risoperte di polvere, dove il tempo si è fermato a quando i turchi hanno occupato la parte nord di Lefkosia. Non puoi percorrere quel pezzo di terra, puoi solo vederlo attraverso fori nel muro. Meraviglioso percorso interiore.

Femminielli, malati e giornalisti


Mi è arrivato sulla scrivania stamattina e già dalla foto di prima pagina mi coglie il dubbio: che cattivo gusto, mettere le foto di bambini morti trucidati! Mah! Il Corriere della Sera è la solita raccolta di informazione inutile, superficiale, qualunquista, quindi un pò me l’aspettavo.

Poi vado avanti, sfoglio le pagine, nulla di interessante, soliti titoli privi di gusto, di armonia e quindi arrivo alla pagina che mi ha fatto montare la rabbia: è una pagina di cronaca milanese, dove il "giornalista" Andrea Galli si lascia andare a considerazioni imbarazzanti sul fenomeno della prostituzione maschile giovanile.

Beh, si parla di ragazzi romeni 17-18enni che passeggiano per le vie della periferia milanese si parla di protettore su una opel verde, di ragazzi e non di bambini…soprassediamo sul fenomeno in sè, sulla criminalità che sta dietro, sullo sfruttamento (!), temi discutibili e sotto gli occhi di tutti, pertanto legittimamemte trattati da un quotidiano.

Ma la mia rabbia nasce quando il giornalista inizia ad usare la parola "Femminielli" per riferirsi a questi prostituti. Ma caro Galli, da dove sei uscito? Lo sai cosa sono i "Femminielli"? Forse sul finire dell’articolo penso ad un ravvedimento del Galli, quando dice che dopo tutto non li si può definire femminielli. Sapete perché: perché a loro, a questi ragazzi fa SCHIFO andare con gli uomini, li fa VOMITARE. E la chicca è ancora un’altra: quando si domanda, senza dare una risposta, chi siano questi MALATI che vanno con i femminielli.

La normalità e i suoi pegni


Pago il pegno di una vita normale, ma solo adesso me ne rendo conto, dopo aver raggiunto l’equilibrio precario di un’esistenza sempre ai limiti del paradosso. A cosa è servito parlare, dire, raccontare, farsi accettare, se poi il risultato è il rischio di una deriva nella normalità con i suoi tentacoli di noia, con la mamma che fa il regalo al tuo fidanzato per il compleanno, con il dubbio di dove passare il Natale, con la famiglia dell’uno o dell’altro, con la vita che procede tra matrimoni degli amici e feste di compleanno, dove non sai mai se sei invitato perché ti vogliono bene o perché sei un esempio di coppia moderna.

Piccoli Italiani Crescono


In una pizzeria della brianza s’accomodano ai tavoli tanti brutt’italiani: il tavolo è a ferro di cavallo e ovunque guardo vedo solo facce spente, ravvivate dal trucco, dal luccichio di orecchini, dai colori delle felpe. Sono uomini e donne con i bambini e in bocca a ciasun pargolo stombazza una trombetta: è Halloween, si fa festa! Le facce dei piccoli sono malamente truccate, loro saltellano, urlano, le madri strette nei jeans e nelle maglie aderenti parlano ondeggiando le chiome rosso tinte, i padri stravaccati sulle sedie commentano i sederi delle cameriere lisciandosi le code di cavallo.

Ma c’è una cosa che mi rattrista: sono tutti seduti separati. Le madri occupano un’ala del tavolo, i bambini un’altra, i padri un’altra. Divisi così mi fanno pensare al branco di bestie e i bambini continuano a gridare, strombazzare a mangiare patatine fritte, solo patatine fritte. Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto ciò? Per meritarci queste sottospecie di esseri umani con la faccia evocante l’espressività di una mucca, la voce echeggiante il suono di un grugnito, il cervello assopito dai sonniferi di Maria de Filippi?