Polpo e patate


Sono in ferie, cioè in libertà dal mio carcere autoimposto. Stamattina mi sono alzato “liberamente” alle 9.30, ho pucciato il panettone nel latte e caffè e poi ho cucito: l’orlo alla tovaglia e il grembiule per Caterina. Sono sceso in cantina per cercare il colore bianco da dare alla porta e ho trovato anche i vecchi pennelli che avevo già usato per il mobile. Fantastico, non devo comprare nulla, ho tutto! E pensare che già mi rompevo al pensiero di andare al centro fai da te a scegliere il colore…invece, con un pò di pazienza ho trovato quello che mi serviva.

Un salto al Carrefour a comprare il polpo e i gamberi, poi dritto al Libraccio per fare una scorpacciata di libri. Nessuno mi deve impedire queste visite in librerie, specialmente al Libraccio, altrimenti diventi cattivissimo. Entro al libraccio ed è come se levitassi, diventassi più leggero, sentissi di più. Sarà che magari è il Libraccio della Bovisa, con quell’aria un pò di frontiera, ma per me è meglio di una vitamina rinforzata: non c’è nulla che mi frena, compro libri libri libri, non riesco neppure più a tenerli in mano.

In piscina siamo in tre, nuoto solo nella mia corsia, muovo le braccia indietro e respiro, sento il petto che si gonfia e poi sento i muscoli del corpo che accarezzano l’acqua, incrocio lo sguardo di un bonone che magari ci sta, almeno nelle mie fantasie cloridriche. Nuotiamo nella stessa acqua ed è come se in un certo senso ci toccassimo, a me basta poco per godere.

Polpo con patate, gamberi all’aneto, un pezzo di formaggio del Piave e champagne, per una serata d’amore a casa mia.

Anche io sarei risuscitato, con Marco Carta davanti. Ma nudo.


Ah…che meraviglia! Svegliarsi dal coma e ritrovarsi lì davanti Marco Carta, che magari ti accarezza.

Lo so, sono un pò esagerato, ma quel venticinquenne sardo mi fa salire il sangue alla testa, anzi a dire il vero mi fa scendere il sangue tutto alla verga. Quante volte l’ho sognato non so dirvi, certo alla mia età di uomo quasi quarantenne suona un pò come la storia del daddy che cerca il son – e non so neanche se si dica così. Forse si dice il daddy che cerca il boy.

Diciamo pure che io mi risveglio dal letargo quando lo vedo in tv, se poi parla mi si induriscono i capezzoli, se ride sono già in piedi davanti allo schermo con una mano nella patta. E mi fermo qui, perché ci sono i bambini che leggono.

Quando qualche settimana fa sono comparse le foto di Marco Carta a bordo piscina con il suo agente, io sono andato in tilt per un pomeriggio: dovevo fare formazione ad un nuovo dirigente, ma il mio p…ensiero tornava sempre là, allo slippino bianco che lasciava intravvedere un rigonfiamento formato, di quelli che li guardi e si capisce che forma ha la cappella. Dopo un lungo pomeriggio a dire cavolate al giovane dirigente, sono corso in bagno alle sei e mezzo per svuotare il serbatoio spermatico.

Stronggrond non va in piscina


Le urla, i pianti, le botte forse. Sono quelle che arrivano dalla casa di Luca, che sta chiedendo alla mamma di portare il piccolo Stronggrond a fare un bagno nella piscina della Grande signora di Campagna.

Stronggrond, No!

Sono seduto sugli scalini del palazzotto borghese e sento tutto, mi tormento la mano destra, quella con il piccolo segno che mi accompagnerà tutta la vita. Lo so già, non mi vogliono, non sono all’altezza. E’ questo che sento urlare alla mamma di Luca, che ha una colpa: non sa riconoscere gli amici. Anche questo gli dice la mamma. Temo il momenbto in cui Luca scenderà e mi dirà: no, mia mamma non vuole. O forse mi dirà: non andiamo più in piscina, devo andare via con mia mamma.

E allora gli facilito la cosa, scappo io da solo, corro via, non sopporto che mui sia a disagio nel dirmi quello che io non voglio sentire. Dove vado? Torno a casa? Non posso, mia madre resterebbe troppo male, perché saprebbe che non mi hanno voluto e so che lei starebbe male per me, ma io non voglio. E allora dove vado? Per ora mi fermo qui, dietro questa macchina, mi siedo qui per terra e aspetto, anche se c’è il sole e fa caldo, ma da qui vedo e loro non mi vedono. Dopo dieci minuti escono Luca e la sua mamma, con gli zoccoli e gli occhiali da sole e Luca ha il suo salvagente in mano ed io mi sento davvero male.