Libertà libido e libagioni


Quando offro una parte di me e lo faccio con amore, allora in quel momento sono libero davvero. Nel gesto che per me non significa perdita ma dono, realizzo davvero il massimo godimento, quello di chi è pieno di vita, creatore di vita a tal punto che “partorisce” altra vita da donare. E questo togliermi da me, crea spazio dentro di me, fa entrare aria nuova, alimenta la combustione, mantiene il calore che io sento di me.

Sento parlare molto di libertà, in questi giorni di campagna elettorale, ma mai come ora sono amareggiato per l’abuso che di questo termine si fa, creando confusione e impoverimento. Dovremmo riprenderci il suo senso, scavando nelle sue radici, etimologiche prima di tutto. Quel LIB che ritrovo nel LIBRARE, nella LIBIDO, nella LIBAGIONE, mi riporta alla mente solo una cosa: una vita piena che posso “offrire” accettando di rinnovarmi sempre, di perdere pezzi di me con amore, di essere pronto alla morte.

La libertà è la capacità di un Paese di creare uomini e donne dotati innanzitutto di quel “più” che permetta loro di donar anche se stessi, il proprio tempo, le prorie cose,senza restare sempre attaccati a qualcosa di fisso, vecchio, stabile, marcio, conosciuto, senza la paura di perdere se stessi e ciò che si ha. La libertà è la capacità di rivolgersi verso l’alto e l’altro, senza essere stretti da vincoli, è lasciare “fluire” la propria capacità creativa, la propria energia anche sessuale liberamente. E’ una vecchia storia, quella che ci insegnano, la distinzione tra la libertà “di” e la libertà “da”, una bella stronzata, direi. Mi piacerebbe dire che l’uomo libero è un uomo che ama senza limite e che non può non amare.

Voterò chi saprà far bene l’amore.

Non esisto solo io


Sono riuscito a capirlo, ma mi ci sono voluti 37 anni.
Non esisto solo io, con le mie paure, le mie follie, le mie preoccupazioni, le mie gioie e le mie scopate. Io esisto in mezzo agli altri e tra loro c’è chi mi ama, chi non mi ama, chi non mi pensa, chi mi vuole stare vicino, chi non mi conosce e non desidera farlo, ma soprattutto ci sono loro, gli altri. Mi era sfuggito di mente ed ho pensato per anni di essere solo, di essere un re o di essere una merda, a seconda dei casi e dell’umore. Mi sono riempito la testa di me stesso, fino a che…PUFF!! Finalmente è finita.
Quando ho iniziato a scrivere questo blog l’ho fatto perché forse non ero capace di essere me stesso nella vita reale, forse l’ho tenuto per divertimento, forse per narcisismo. Mi è stato utile, mi è piaciuto, mi ha fatto parlare con altre persone, mi ha fatto parlare delle cose che a me piacciono, mi ha fatto conoscere persone che hanno le mie idee della vita o che le hanno diverse, mi ha fatto litigare per un’idea. Per molto tempo non ho detto a nessuno dei miei amici reali l’indirizzo del mio blog, né alcuno dei lettori o commentatori conosceva me in carne ed ossa. Poi un giorno ho iniziato a parlarne, era un grido disperato di aiuto: come a dire, adesso basta, non riesco più a tenere nascosoto il vero me. Leggimi ed aiutami.
Ho fatto bene. La scossa elettrica è stata forte, mi ha percorso tutto il corpo, sono crollate tutte le difese. Finalmente adesso posso trovare il mio posto nel mondo. Con tutto me, con quello che sono stato e con tutti gli altri che sono intorno a me. Non avrò più paura di dire cose stupide, non avrò più la necessità di essere speciale per essere degno di stare al mondo, sarò uno tra tanti, uno che ama e che è amato per quello che è e che può.

La testa


Quando mi avvicino a te ed appoggio la mia testa sulla tua, tutto questo mondo storto che mi ronza dentro dolcemente scompare e lì capisco che ti amo. No, non lo capisco, semplicemente ti amo. Io che te lo chiedo spesso, quando sto male: vienimi vicino con la testa, così sento il tuo calore e tutto il brutto va via.

Credo che l’amore sia questo, non mi importa del resto.

La vita passa attraverso le nostre teste, entra ed esce, ripulita dall’amore. Una volta ci siamo addormentati ed abbiamo sognato insieme, poi ci siamo svegliati e non abbiamo parlato più. Non ci siamo detti nulla di quell’altro mondo dove eravamo finiti in sogno, abbiamo solo aperto gli occhi e sorriso.

Verrà, Lei, quando sarà il momento, ma sapremo di avere vissuto insieme l’amore, solo quello. E sarà abbastanza.

Un’isola d’amore in Grecia


Sono arrivato all’alba, primo a scendere dalla nave, primo a vedere tutti quelli che affittano case camere studio hotel barche, con i loro cartelli e il loro book di foto. Io sono andato dritto verso il furgoncino rosso: è sempre lo stesso da dieci anni, quello che porta verso Maragas, verso il luogo dove le persone si guardano e si baciano.

La mia camera ha una terrazza sulla spiaggia, vedo il mio mare, vedo la chiesetta in lontananza, bevo Latte freddo e Nescafe, con qualche biscotto e mi godo il silenzio dopo la due giorni di MK. Cappello di paglia, la mia maglia militare, che è proprio quella che mi sono portato via dopo l’anno di leva, i miei pantaloni larghi scoloriti, infradito e vado, sono pronto per vivere un’altra vita nell’isola dell’amore.

A settembre questa è l’isola dell’amore, tutti hanno voglia di amare, di perdersi nella gioia di guardare l’altro lentamente. Un ragazzo si avvicina e mi parla in greco, poi mi accarezza la testa e mi invita ad unirmi a lui e al suo amico, arrivano altri ragazzi, parliamo tutti, tutti parlano con tutti, sulla spiaggia del tramonto. C’è chi ti offre l’uva, ma poi magari non ti parla tutto il giorno, c’è chi ti dice che hai una bella bocca e poi continua a leggere e anche tu senti che puoi dire tutto ciò che vuoi e non senti nessun vincolo, nessun obbligo.

In acqua tutti insieme i miei nuovi amici ed io, ci tocchiamo, ci accarezziamo, con molto amore e attenzione ai nostri corpi, senza aspettativa, senza andare oltre perché va bene così. Tutto è consentito, sulla spiaggia dell’amore, nessuno guarda con sospetto, ma solo con piacere e condivisione, dalla spiaggia ci salutano, mentre noi facciamo capriole e giochiamo a improvvisi piaceri d’acqua.

C’è Cristos, Vassilis, Vangelis, Dimitri, Jorgos, l’altro Jorgos, Cristopher e poi Maria e Ana e William con Linda. Ci guardiamo i nostri sessi e a volte restiamo in erezione, ma nessuno è spaventato, le donne a volte si accarezzano con le mani e giocano con le loro dita, alcuni ragazzi si tolgono curiosità ed inibizioni. Poi la sera capita che ci si riveda, magari a cena, senza programma alcuno, capita che si ceni insieme o che si resti con la compagnia del proprio libro e la luce fioca di una lampadina sul tavolo, bevendo raki o nulla.