Ipocrisia di una donna superflua


Per chi ieri sera non si godeva l’Inter in TV, ovverosia per il popolo femminile e per il popolo maschile non calciofilo sintonizzato su X-FACTOR, per chi si chiede cosa stia fare quella donna superflua e concentrato di banalità, faccio questa riflessione, di cui certo non si sente il bisogno.

Ma Claudia Mori cosa ci sta a fare lì?

Dobbiamo pagare una marchetta a suo marito?, Dobbiamo rendergli dei soldi, intendo noi paganti il canone Rai? Per fortuna non pago il canone rai non avendo tv, ma amici che mi ospitano alcune sere per vedere tutti insieme X-Factor. Oppure è Celentano che pur di non averla tra i piedi, paga la Rai affinché la tenga almeno per una sera? La signora si scandalizza perché la TV mostra una sua foto di quando era giovane e bella, affiancandola a oggi, che è vecchia, ma ancora piacente. E la signora si indigna e urla alla TV schifosa, che, sinceramente – dico io – avrebbe anche potuto fare a meno di una tale ipocrisia di donna senza nulla da dire, se non qualche frase per attirare luce su di sé, a svantaggio dei cantanti, che proprio grazie alla Caludia Mori, quest’anno sono in secondo piano.

Cosa c’è di male nel mostrare una foto su come sei oggi e come eri 30 anni fa? E’ il gioco della TV, che paga bene e distribuisce contenuti, certo di livello basso, ma il gioco su come siamo e come eravamo è un gioco vecchio quanto l’uomo, cara Singora Mori: i giornali sono pieni di foto sul come eravamo, sulle rughe in viso, sui denti anneriti, sui capelli tinti. Preferisco queste stupidaggini alle interviste fiume ai politici di turno dei nostri telegionali di stato.

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Stronggrond va a Murialdo


A Murialdo abita Adriano con Rinuccia, sua moglie. Insieme a loro vive il figlio Mauro, mongoloide, affetto da sindrome di down, strano per me che a 6 anni sono catapultato nel buco di Murialdo, lassù nella casa sul cucucuzzolo, dove passo il tempo a giocare con i gamberi di fiume e a cantare le canzoni degli alpini.

Mauro non parla bene, ha la faccia tipica dei mongoloidi e ha qualche hanno più di me ma sta sempre con me. Mauro canta, ma sa solo le canzoni degli alpini, che gli insegan il nonno Ivo ed io per fargli compagnia mi ritrovo a cantare con lui…

Sul cappello, sul cappello che noi portiamo
c’è una lunga c’è una lunga penna nera
che a noi serve, che a noi serve da bandiera
su per monti, su per monti a guerreggiar.
Oilalà.

Evviva, evviva il Reggimento
Evviva, evviva il Corpo degli Alpin.

Su pei monti, su pei monti che noi saremo
pianteremo, pianteremo l’accampamento,
brinderemo, brinderemo al reggimento,
viva il Corpo, viva il Corpo degli Alpin.
Oilalà.

Su pei monti, su per monti che noi saremo,
coglieremo, coglieremo le stelle alpine
per donarle, per donarle alle bambine,
farle piangere, farle piangere e sospirar.
Oilalà.

Farle piangere, farle piangere e sospirare
nel pensare, nel pensare ai begli Alpini
che fra i ghiacci, che fra i ghiacci e gli scalini
van sui monti, van sui monti a guerreggiar.
Oilalà.

Evviva, evviva il Reggimento
Evviva, evviva il Corpo degli Alpin.

Su pei monti, su pei monti ed io credevo fosse un errore della sua pronunica da mongoloide, invece era proprio così. Io giocavo con i gamberi grigi nel ruscello dietro casa e lui mi guardava e cantava, per ore. Io parlavo perché ero solo, parlavo al gambero, mentre lui, Mauro, cantava e sorrideva.

Mauro mangiava solo ravioli al sugo di funghi, tutti i giorni. Io bevevo latte caldo appena munto, tutti i giorni. Ma mangiavo anche la torta verde, con il riso dentro, tutti i giorni a colazione, prima di andare a giocare con gamberi grigi nel ruscello dietro casa. Poi arrivava Rinuccia e ci chiamava, ma lui cantava, io parlavo.

Il buon senso di Silvio


Stamattina mi chiedevo come faccio a essere così d’accordo con Silvio Berlusconi…!

Sono vittima della sua cultura mediatica? Non credo, non guardo la tv, né telegionali, né documentari, né varietà, né inchieste, né contenitori, né altre stupidaggioni più o meno travestite di cultura. Non frequento centri commerciali, cinemamultisala, discoteche, grandi fratelli o sorelle, né escort, né festini, né riviste patinate, né quotidiani berlusconesi.

Sono laureato, ho un lavoro, una casa, un compagno e trascorro le mie serate spesso a casa a leggere, a chiacchierare con amici davanti a un piatto di salame, a disegnare o scopare.

Ma a me Silvio Berlusconi pare semplicemente un uomo di buon senso, che si preoccupa di risolvere problemi concreti. Sono uomo di sinistra nell’anima, aperto a confrontarmi con tutti i punti di vista, ma sono stanco di sentire piccoli omini lamentosi che fanno uscire suoni sibilanti da bocche senza labbra.

Lo pseudo headhunter e la caccia grossa


Ti telefonano e con aria circospetta e ti chiedono: adesso può parlare? Certo che posso parlare, altrimenti non ti avrei risposto, pseudoheadhunter del cavolicchio! Ti dicono che hanno trovato il tuo curriculum in non so quale bidone dell’immondizia telematica e che vorrebbero scambiare quattro chiacchiere con te, perché sembri interessante.

Allora ti alzi dalla scrivania e con fare da automa preoccupato cerchi la prima uscita utile, vai verso il bagno, anzi no, che potrebbero esserci delle spie, vai verso le scale antiincendio, si, le scale esterne, dove non ti potrà sentire nessuno. Neppure ti viene in mente che se dall’interno vedono un appollaiato che gesticola sorridente al telefono possan pensare che il fortunato stia descrvendo i successi allo pseudoheadhunter.

E tu sei lì sulla scala antincendio e alla fine dici, si, lo voglio. Magari non te ne frega niente della proposta che ti fa l’headhunter, ma rispondi sì lo voglio e ti fai incastrare dallo pseudoheadhunter che a messo a segno un bel colpo: portare via dalla più importante e prestigiosa azienda etc etc il super manager che, guarda un pò, ha proprio voglia di andare a lavorare in quel paesino sperduto della bassa padana. Che colpaccio! E tu che vorresti già rimangiarti tutto quando lo pseudoheadhunter continua chiedendoti se per caso vuoi andartene dall’azienda dove sei. Alla tua risposta negativa, lo pseudo zittisce e ti domanda allora se la tua motivazione per la sua offerta c’è o non c’è. Alla tua risposta positiva – si voglio andarmene dall’azienda dove sono – lo pseudo risponde se per caso non ti trovi bene ed hai problemi di stress, perché se è così allora non vai bene per il suo cliente, che vuole il massimo dal mercato, non certo uno che è strssato e non vede l’ora di scappare.

Ma va a da via i ciap!

Stronggrond non bacia le donne


La guancia rosa di Deborah è lì, vorrei baciarla. Lei è la mia bambina preferita, con i capelli riccioli, un pò boccoli un pò no, ride sempre quando sta insieme a me, io l’ammiro perché è allegra ed ha uno sguardo dolce.
Vorrei baciarla, oggi all’intervallo, quando non so, ma secondo me arriva il momento di farlo, lo sento.

Adesso, ecco lì, che parla con Cinzia ed io sono inebetito, vorrei solo darle un bacio, sento che anche lei lo vuole. Dal mio banco, mi alzo e vado verso il suo, la mia mano è tormentata dalle torture inflitte al graffio sulla pelle che mi accompagnerà per tutta la vita. Ciac. Fatto, l’ho baciata, l’ho baciata e lei si sta voltando verso di me, la vedo, sorride.

Stronggrond, che cosa hai fatto!?

Urla la maestra dalla cattedra. Stronggrond, ma non ti vergogni? Non si fanno queste cose!

L’ho presa alla lettera. Per sempre.

Siamo nel 1979, il piccolo stronggrond ha sei anni e da lì diventa finocchio.

Sante parole Santanché


Finalmente la mia gran signora della politica ha replicato con senno alle parole inutili che in questi giorni corrono veloci sui tg e sui giornali. Tema: la protezione del gay attaccato. Grazie Daniela Santanché.

Sono sinceramente allibito di fronte a chi mi vuole identificare prima come gay e poi come persona. Se domani mattina uno mi tira un pugno in faccia, voglio avere la libertà di denunciarlo perché mi ha tirato un pugno in faccia, non perché sono gay.

Ci sono anche dei poveri pazzi o pazze che anelano ad una proposta di legge per tutelare i crimini contro l’orientamento sessuale. Ma che cosa siamo diventati: una sottospecie di uomini?

Non voglio proprio che qualcuno mi protegga per il mio orientamento sessuale, né ho bisogno della libertà di baciare il mio compagno in pubblico.

Senso del pudore: richiamo ancora Daniela Santanché e il suo litigio mediatico con la Luxuria. Dove è finito il senso del pudore, nel black hole delle sfrante sorelle? Baciatevi a casa, baciatevi per voi, non per gli altri.

Evviva Daniela Santanché, che ancora ha un pò di buonsenso

Anche io sarei risuscitato, con Marco Carta davanti. Ma nudo.


Ah…che meraviglia! Svegliarsi dal coma e ritrovarsi lì davanti Marco Carta, che magari ti accarezza.

Lo so, sono un pò esagerato, ma quel venticinquenne sardo mi fa salire il sangue alla testa, anzi a dire il vero mi fa scendere il sangue tutto alla verga. Quante volte l’ho sognato non so dirvi, certo alla mia età di uomo quasi quarantenne suona un pò come la storia del daddy che cerca il son – e non so neanche se si dica così. Forse si dice il daddy che cerca il boy.

Diciamo pure che io mi risveglio dal letargo quando lo vedo in tv, se poi parla mi si induriscono i capezzoli, se ride sono già in piedi davanti allo schermo con una mano nella patta. E mi fermo qui, perché ci sono i bambini che leggono.

Quando qualche settimana fa sono comparse le foto di Marco Carta a bordo piscina con il suo agente, io sono andato in tilt per un pomeriggio: dovevo fare formazione ad un nuovo dirigente, ma il mio p…ensiero tornava sempre là, allo slippino bianco che lasciava intravvedere un rigonfiamento formato, di quelli che li guardi e si capisce che forma ha la cappella. Dopo un lungo pomeriggio a dire cavolate al giovane dirigente, sono corso in bagno alle sei e mezzo per svuotare il serbatoio spermatico.

Stronggrond non va in piscina


Le urla, i pianti, le botte forse. Sono quelle che arrivano dalla casa di Luca, che sta chiedendo alla mamma di portare il piccolo Stronggrond a fare un bagno nella piscina della Grande signora di Campagna.

Stronggrond, No!

Sono seduto sugli scalini del palazzotto borghese e sento tutto, mi tormento la mano destra, quella con il piccolo segno che mi accompagnerà tutta la vita. Lo so già, non mi vogliono, non sono all’altezza. E’ questo che sento urlare alla mamma di Luca, che ha una colpa: non sa riconoscere gli amici. Anche questo gli dice la mamma. Temo il momenbto in cui Luca scenderà e mi dirà: no, mia mamma non vuole. O forse mi dirà: non andiamo più in piscina, devo andare via con mia mamma.

E allora gli facilito la cosa, scappo io da solo, corro via, non sopporto che mui sia a disagio nel dirmi quello che io non voglio sentire. Dove vado? Torno a casa? Non posso, mia madre resterebbe troppo male, perché saprebbe che non mi hanno voluto e so che lei starebbe male per me, ma io non voglio. E allora dove vado? Per ora mi fermo qui, dietro questa macchina, mi siedo qui per terra e aspetto, anche se c’è il sole e fa caldo, ma da qui vedo e loro non mi vedono. Dopo dieci minuti escono Luca e la sua mamma, con gli zoccoli e gli occhiali da sole e Luca ha il suo salvagente in mano ed io mi sento davvero male.

Stronggrond tra i pomodori


Eccomi lì, seduto tra i filari di pomodori, che mi sbrodolo e mi gongolo. Vedo la mamma, la nonna, il papà, il nonno, la zia, lo zio e i cugini, sono là seduti che ridono, lontani, anche con la mente. Ho 3 anni, 2 anni forse 1 con la maglietta rossa e la faccia rossa mangio mangio mangio, tutti questi pomodori che amo: sono un pò verdi un pò rossi e nessuno mi vede. Mi hanno perso di vista, senti come ridono, sentili.

Chi pensa più al povero stronggrond che è scappato tra i pomodori? Neanche le galline che scorazzano, neanche il cane che si lecca il sedere o il gatto che vuole acchiappare la mosca. Ci sono sempre troppe mosche a casa mia: e loro, la mamma il papà e la tutta la compagnia di sgambettanti grandi, che anche adesso le cacciano con le mani. 

Mi sento abbandonato e felice, in mezzo ai filari di pomodori, piccolo con queste piante un pò odorose che mi sovrastano e un pò mi pungono: ho tutto quello che serve intorno a me, posso prendere toccare vedere. Il fango dell’innaffiatura recente mi fa spronfondare, cerco di alzarmi ma ricado giù e allora decido di restare lì per sempre e di sdraiarmi completamente, di riempirmi le mutandine di fango, le scarpe di fango, così resterò terra  e farò crescere in me i miei pomodori