Colloquio di lavoro: sei gay?


Non capisco perché sia considerato una violazione della privacy chiedere l’orientamento sessuale durante un colloquio di lavoro e non cpaisco perché un’azienda non possa essere libera di rifiutare una persona se questa è gay. Perché questa intrusione nella libertà di scelta di un azienda? Ritengo molto più corretto chiedere ad una persona ed eventualmente se l’orientamento sessuale può rappresentare un ostacolo, comunicarlo alla persona. Non ci vedrei proprio nulla di male, solo trasparenza e sincerità.

E invece continuiamo a inventarci leggi per tutelare una privacy che mai come oggi è scomparsa. Cosa mi garantisce una legge? Che un’azienda non possa fare domande “impertinenti”.  E poi, cosa mi garantisce? Mi garantisce pertanto che l’azienda possa scegliere senza fare discrimanzioni? No. E allooooora, a cosa serve non chiederlo se intanto poi è importante saperlo. Io, gay, rispetto chi non ha piacere di avermi come suo collaboratore, né tanto meno vorrei esserlo io. Quindi è bene chiarire subito!

Che poi, se vogliamo proprio dirla tutta, questa storia di tacere sull’argomento, non fa altro che aumentare la discriminazione, anziché diminuirla. Ma oggi piace tanto sentirsi delle minoranze, prima ancora che degli uomini e delle donne…

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Due uomini che si baciano in pubblico, sondaggio on line


Leggete qui: http://www.ask500people.com/questions/two-men-are-kissing-in-a-public-place-like-a-railway-station-what-do-you-think

La domanda è: due uomini che si baciano in pubblico, che effetto vi fanno?

1=Divertenti, simpatici, vorrei vedere questo spettacolo più spesso

2= Che schifo, tutta questa ostentazione!

3=Non mi interessa è la loro vita facciano quel che vogliono

4=Sono due persone coraggiose, le ammiro.

Ho proposto il sondaggio e la risposta è stata quella che vedete nella sezione “Overview”. Votate, votate, che altrimenti abbiamo solo l’opinione del resto del mondo.

L’azienda più omofobica d’Italia


Doveva capitare proprio a me, giovane Responsabile del personale – posso dirlo ancora a 36 anni? intendo “giovane”? Boh? – a me, gay risolto e risoluto, allegro e spensierato, di finire nell’azienda più omofobica d’Italia, dove anche l’ultima delle verginelle dal muso giallo commenta il mio scarso calore umano, nel senso che ho spesso freddo, con un laconico: che uomo strano sei…di solito sono le donne ad avere freddo.

Ecco io sono finito lì, nell’azienda di musi gialli più omofobica che potessi incontrare sul mio accidentato percorso. Cosa fare? Ho sempre pensato che se uno non ti chiede nulla, non dovresti importunarlo con i tuoi gusti sessuali. Così quando fui assunto un pò di anni fa, mi venne rivolta la domanda: ma sei sposato? Ed io risposi: no, non è ancora il momento. Allora fidanzato, continuarono. Certo, fidanzato, risposi. La conversazione finì lì. Oggi però mi rompe molto stare dentro un guazzabuglio di eteromani, si avete letto bene, eteromani.

Posso sopportare, anzi mi divertono le battute sui finocchi e di solito, quando si fanno in compagnia, ho sempre la risposta pronta che spiazza e stuzzica il maschio pseudoetero. Ma quando si va oltre la battuta, si arriva alle considerazioni un pò mezze silenziose mezze biascicate, quando l’interesse per la sessualità si tramuta in interesse per la vita sociale del soggetto, con chiare allusioni alla povertà che una mancata eterosessualità potrebbe provocare, allora mi intristisco e penso a come sarebbe bello tornare ad Anafi a tuffarmi nel mare.

E poi può esistere un responsabile del personale gay!? Chissà quante sfide fa perdere, come è debole, come è pericoloso…ragazzi rischio il posto.

La discrezione non è il tuo forte, gay!


Un uomo che aggredisce un altro uomo compie un’azione spregevole, indipendentemente dalla ragione che l’ha spinto. Non dobbiamo certo scandalizzarci se il motivo scatenante è il fatto che un uomo stia baciando un altro uomo, ma dobbiamo scandalizzarci del fatto che un uomo non sia sicuro nella città di Roma. Con questo non intendo giustificare in alcun modo l’aggressione al gay village di Roma, ma mi fa sorridere il commento di solidarietà verso la comunità gay, espresso a più voci da vari e colorati esponenti della destrasinistradestrachissenefrega italiana., nonché l’indignazione del sinistrorso da bar, che deplora tale aggressione verso la comunità gay.

Ma dove viviamo? Vogliamo fare passare per normale due uomini che si baciano – poi dobbiamo vedere se si baciavano o se si stavano tirando una sega o facendosi un pompino – in mezzo alla strada? Ma cosa ci raccontiamo? Il fatto che lo possano fare sarebbe indice di un paese in cui i diritti umani sono rispettati? Mi paicerebbe vedere il gay, ma non solo il gay, l’uomo in generale vivere con discrezione i propri sentimenti e istinti e lottare affinche vengano davvero rispettati i diritti umani, che sono un’altra cosa dal “diritto” di scoparsi liberamente su una panchina.

L’aggressore deve essere punito. Ma punito perché ha aggredito due persone: non perché queste due persone erano gay che si stavano baciando. Solo così usciamo dalla vergognosa macchietta nella quale vogliono farci vivere: due persone sono state aggredite. Punto. Per questo l’aggressore deve essere punito. Punto. Il fatto che fossero due gay in atteggiamenti intimi non deve né migliorare né peggiorare la condanna del fatto e se vogliamo invece sottolineare che erano due gay in innocenti effusioni non facciamo altro che buttarci fango addosso.

E’ tutt’un trans


Domenica al Ticino, a Vigevano. Ma cos’era? La celebrazione di Santa Trans da Milano? Era la prima volta che quest’estate mettevo piede in quel paradiso del nudismo che è il Ticino, ma amara sorpresa: anzichè vedermi nerboruti ragazzotti dagli attributi grondanti, mi sono ritrovato alla fiera del silicone brasilero.

Quant erano? 30, forse. Strizzate in bikini colorati, con culi enormi, tette enormi, piselli…vabbé quelli erano normali, ma vederne così tanti su corpi femminili mi ha creato qualche imbarazzo, anzi qualche noia. E quanto parlano, ste trans, sembravano liberate da un gabbia di silenzio: tutto il bagnasciuga era un diffuso urlo di “Patricia, Alexia, Fabiana, Cindy, Malu…”

Io non lo sapevo, ero con il mio ragazzo e vedevo che dietro di noi, lungo il sentiero che costeggia la spiaggia, tutti i maschi, veri, tiravano dritto, neanche avessero visto Buttiglione in costume adamitico. Il gaio che vede trans, vede guai, come dire, non c’è trippa per gatti qui, andiamo oltre se ancora c’è uno spazio non invaso dai mutanti brasileri.

Davanti a noi, invece, sull’altro lato del fiume c’era la parata dei maschi curiosi, quelli che avevano lasciato un pò più in là la moglie con i bambini e la teglia delle lasagne. Eccolì li che stanno, curiosi, per vedere la donna col pisello e qeulle che si gettano in acqua apposta. Qualcuno dall’altra riva prova anche ad attraversare: pazzo lui! Per poco la corrente non se lo portava via! E poi chi glielo diceva alla moglie? La Patricia con il suo cagnetto fasciato nel pareo rosa?

Voglio mollare tutto


Il film si intitolava così – Mollo tutto –  con un Renato Pozzetto versione semiseria, ma questo non è un film, è la mia vita e sono molto intenzionato a viverla, ma davvero. Per questo voglio mollare tutto, cioè il mio lavoro, perché ormai mi sento male al solo pensiero di mettere piede in azienda ogni giorno.

Che cos’è un lavoro in cui non ti riconosci più? E’ solo un mezzo per guadagnare, ma ne vale la pena? Sono molto indeciso, vorrei andare a fare il commesso in una libreria, ecco cosa vorrei fare. Invece sono qui, sono un manager – che poi sta cavolo di parola mi sta pure sulle palle -guadagno bene, ma per cosa? Non ho più una vita, sono sempre chiuso in questo ufficio, sempre a pensare al lavoro. Per cosa poi? Per avere i soldi. Per cosa poi? Per spenderli e comprare sempre più cose.

Ma io voglio il tempo e la vita.

Poi penso che tutte queste aziende siano così senza senso, solo macchine per legittimare se stesse, un pò ipocrite e un pò strumenti di tortura. Anche se va tutto bene, le aziende restano questo: macchine tritauomini, che ti dicono che diventi qualcuno e in cambio ti portano via la vita ogni giorno, 8-9-10-12-14 ore ogni giorno di vita rubata. Si diventi qualcuno, ma perdi te stesso: è questo ciò che vogliono.

Agosto a Milano, un sogno


Lo posso urlare, intanto non mi sente nessuno.

Agosto in città è un sogno, soprattutto se la città è Milano e se la città si svuota per bene, come sta accadendo: non vedo l’ora di alzarmi al mattino per vedere quante poche persone sono per strada e sfrecciare con la mia vecchia peugeot 106 per le vie. Vorrei che Milano fosse sempre così come in questi giorni, con pochi risotoranti aperti e una gelateria ogni 5 chilometri, con pochi lavavetri che ti vogliono rovinare la mattina e pochi negozi cinesi aperti che ti fanno pensare a come il nostro commercio sia andato a rotoli.

Si può passeggiare, finalmente. E alzare lo sguardo al cielo e vedere quel palazzo liberty di fronte a casa, quell’aiuola abbandonata dove però sta crescendo una piccola acacia, si può notare il colore del marciapiede e sentire gli schiamazzi dei bambini che giocano al parco, distinguendone le parole. Si può stare fermi seduti su una panchina a non fare nulla, in vacanza, ma in vacanza davvero, con la mente senza alcun pensiero, né al costume da indossare o alla spiaggia dove andare. Agosto in città è la vacanza più comoda e meno costosa che si possa desiderare e può anche capitare che si vada in un ristorante e ci si fermi a bere un bicchiero di amaro col cameriere.

Burro e salvia


Bella mia, ma cosa sentono le mie orecchie stasera…!
E tu – mi chiede la sventurata dopo aver preso tra le mani tremolanti un mazzetto di salvia – E tu come la fai burro e salvia, prima metti il burro e poi la salvia?
Bella mia, ma come siamo caduti in basso! Ma ci credo che questi uomini rifuggono le signorine trentaduenni affamate – di sessoe d’amore, non certo d’altro -come te e si gettano al collo del primo maschio gaio che capita.
Ma ti sei mai chiesta, Bella mia, a cosa ti è servito diventare ricca ed avere una posizione importante nella bella azienda, quando non sai cosa fare con il burro e con la salvia?
Ma vai in cucina – fammi il piacere – e chiuditi dentro per il tempo di un ragù alla napoletana. E come carne infilaci quei due pezzi di lardo che ti ritrovi al posto delle cosce, che tra un buco di cellulite e l’altro, forse c’è ancora del buono.

Quei giardini di Palestina


Sono stato un pò in Israele.

Ho provato ribrezzo per i giardini degli insediamenti ebraici.

Ho provato tristezza davanti al Giordano prosciugato d’acqua

Ho provato a capire perché qualcuno ha voluto piantare i pini, in Israele.

Stonature: quei giardini rigogliosi colorati lussurreggianti abbondantemente innaffiati. In mezzo al nulla delle rocce, con quà e là qualche campo profughi palestinese.

Sono partito con i miei pregiudizi, come sempre: vediamo queste teste di rapa di palestinesi come si permettono di far saltare in aria la civiltà ebraica. Sono tornato, dopo un pò, con altri pregiudizi – o postgiudizi, come li chiamiamo: ma queste teste di rapa di ebrei, dove pensano di essere, in val Gardena o in Adige.

Ancora una volta non capisco più niente.