Buona fortuna


Non ho mai sopportato i collettivi, le community, le riunioni, i gruppi, gli ideali condivisi, le marce della pace, le uscite delle donne alla festa delle donne, le associazioni, le rimpatriate…non mi interessano, ma, purtroppo mi innervosiscono anche, quindi, vista l’atmosfera di questo blog, saluto e mi allontano. Dal caos nascono gli incontri, dai programmi nascono le relazioni, che non mi entusiasmano. Quando riuscirò a ritrovare molti di voi ripuliti dal virus della messa in comune? Buona fortuna.

golden rain again


E’ accovacciato in un angolo, chiede aiuto, ma noi non sappiamo più cosa fare, è tutto bagnato, la pioggia non ha risparmaito neanche un centimetro di pelle. Ci implora, ma siamo bloccati. I suoi occhi vedono una vita diversa, sognano un mondo dove non sia costretto ad elemosinare così, dove ciascuno ha quel che desidera. Noi lo guardiamo, ci passiamo la bottiglia, lo guardiamo, ci guardiamo, ma nulla, non possiamo farlo. Siamo in tre, capitati per caso, ubriachi, con la testa altrove, facciamo fatica a reggerci in piedi, gli occhi si chiudono quasi. Lo guardiamo e aspettiamo che qualcuno di noi tre si decida.

Ecco, ci siamo, ok ragazzi si parte!

E poi all’improvviso una pioggia dorata cadde su di lui ei suoi occhi si aprirono ancora e la sua bocca socchiusa si allargò in un sorriso di gioia. Era un uomo uovo, rinvigorito da tanta potenza, era riuscito a far cadere la pioggia.

Ok ragazzi è finita, zip! zip! zip! La prossima volta però acqua naturale, ho una leggera sensazione di singhiozzo.

Apriamo la porta del bagno e torniamo a ballare. L’uomo è ancora lì, accovacciato vicino al water, che aspetta la pioggia, altra pioggia, golden rain again.

Toccami


Fammi ballare…Ancora fammi sentire…Ancora. Ho scoperto che e’ bellissimo ballare piano piu’ piano ancora piu’ piano. Prima ancora che arrivassi tu non ballavo queste cose qui roba vecchia mi dicevo che nessun fremito scatena piu’ toccami toccami… Mani…Le tue mani…Eccomi brividi nel corpo… Sentimi Toccami Toccami.

Ciao
Stefania Rotolo

Pessimi lavoratori


Difendo a voce spiegata l’imprenditoria, con un pregiudizio forte sulla malafede di molti lavoratori, che oggi più di ieri sopravvivono a spese dello Stato e del datore di lavoro. La mia posizione è chiara, limpida, decisamente di parte, non aspiro all’imparzialità del giudizio e mi innervosisco di fronte ad una cosa, soprattutto: l’anacronismo. Quello di chi vive ancora nel passato delle lotte sindacali, in una realtà – quella odierna –  in cui il sindacato è ormai una macchina per fare soldi, peggiore delle aziende, un sindacato che lusinga l’imprenditoria, quando si spengono le luci del giorno. Sono stato spesso attaccato, talvolta in modo scorretto, da chi vanta un’esperienza del mondo certamente più significativa della mia, ma spero con franchezza di arrivare a cinquant’anni ed avere abbastanza lucidità e serenità per comunicare saggezza e non pillole di acidità e qualunquismo.

Ed entro nello specifico della mio disappunto, quando mi sono sentito punto nel vivo del mio impegno quotidiano: il lavoro interinale  o come oggi si dice la somministrazione di lavoro non piace a molti lettori e scrittori di blog. Perdonate l’insistenza e la mia difesa ad oltranza, ma non accetto l’ignoranza in materia di chi oggi fa, come si dice, di tutte le erbe un fascio, di chi urla al precariato, mettendo tutte le tipologie di lavoro insieme e shakerando il cervello riesce a malapena a fare uscire uno slogan dalla bocca. Il menagramo di turno conosce i diritti di un lavoratore interinale? Sa che ha il lavoratore interianle ha diritto al pagamento della malattia, dell’infortunio, del permesso per lo studio, per i problemi familiari, per la donazione del sangue, delle ferie, della maternità, delle ore di allattamento, del permesso per lutto, del permesso elettorale, ha diritto alla tredicesima, alla quattordciesima laddove prevista dai contrattim collettivi? Ha diritto a percepire una retribuzione definita dal contratto collettivo dell’azienda presso cui presta il proprio servizio – azienda utilizzatrice, si chiama – sa che non può essere inquadrato in modo diverso rispetto allo stesso dipendente assunto dall’azienda  utilizzatrice. Sa che riceve un trattamento contributivo come qualsisi altro lavoratore dipendente (leggi, per i non addetti ai lavori: l’azienda paga i contributi del lavoro dipendente) Ma queste cose, gli apocalittici di turno le sanno, quando urlano al precariato, quando condannano le agenzie per il lavoro, quando non sanno distinguere. Che brutta cosa, non sapere distinguere! Precariato è un contratto a progetto a 800-1000 euro per lavorare come impiegato, barista, operaio: questa è la vergogna vera del nostro mercato del lavoro. Ma, d’altronde, il libro bianco sul lavoro, scritto da Marco Biagi, che certo filoimprenditoriale non era, ha fatto il solito pasticcio con le ex co.co.co: con un linguaggio degno del migliore sindacalese ha fatto in modo di dire tutto e niente.

Pessimi lavoratori sono coloro che non abbassano la testa per lavorare, che trascorrono buona parte del tempo lavorativo in malattia, finta malattia ovviamente, che aspettano il lunedì per fingere un infortunio sul lavoro dopo che la domenica hanno preso una storta sugli sci, pessimi lavoratori sono coloro che – stranieri in italia –  dichiarano figli immaginari per cui chiedono prestazioni allo Stato Italiano e l’imprenditore non solo non può dire una parola, ma deve anche anticipare i soldi per conto dello Stato. Pessime lavoratrici sono quelle che appena ingravidate se ne stanno a casa, pagate, con la scusa della gravidanza a rischio e poi le ritrovi tranquillamente a sgambettare in discoteca, a fare jogging al parco.

Firmato: caporale di turno!

Beccato…con le mani nel sacco


Sono stato beccato in flagranza di reato…sentimentale. Ho corteggiato le mani di un collega per settimane ed oggi ho scoperto che è amico del migliore amico del mio compagno. Si preannunciano bufere e tromb…e d’aria sulle volte milanesi. Quelle mani mi hanno fatto perdere la testa, grandi, nodose, abbronzate, curate, muscolose, calde…ogni volta che toccavano una penna avrei voluto esser la penna, ogni volta che si appoggiavano al mouse avrei voluto essere il tasto destro, quello sinistro e la rotella, per andare su e giù come un puntatore. E voi sapete, sopratutto voi fanciulle, come dalle mani si risalga facilmente ad una forma che turba le carni…E’ il mio gioco mentale preferito e non sbaglio mai. In questo caso quelle mani lasciavano intendere benissimo…

Abbiamo giocherellato per settimane, con le parole, senza arrivare mai a nulla se non un’immagine di trasgressione dipinta sugli occhi, da conservarer per solitari piaceri. E poi, stamane, è scoppiata la "bomba".

Se sopravvivo alla sfuriata…divento monogamo.

Driiiin…squilla il lavoro


Dialogo tra un fornitore e un consumatore di merce…ops! di lavoratori. Ovvero il "dottore" dell’agenzia per il lavoro e il Kapo del personale/imprenditore/ufficio acquisti dell’azienda consumatrice di lavoratrori (Il dottore ero io, fino a poco tempo fa).

Driiin!

KAPO…-Buongiorno, senta mi mandi tre uomini per domani, facciamo un contrrattino veloce, due mesi al massimo, e poi a casa però! Allora mi servono diplomati periti meccanici, massimo 20, con qualche anno di esperienza. Dovranno occuparsi di cestinare i pezzi venuti male, quelli che esono dal tornio automatico e sono gli errori degli altri operai distratti che mi ha mandato.

Ma devono essere proprio diplomati? Mi sembra un lavoro semplice, che non richiede neppure molta esperienza…

KAPO…- ma certo, noi abbiamo solo diplomati, e non è che adesso mi metto in casa tre ignoranti, che poi se non sono diplomati vuol dire che lavorano già da anni e quindi secondo lei, dottore, si accontentano di 900 euro al mese?

Driiin!

KAPO…- buongiorno, mi serve una segretaria nuova per il presidente, la teniamo tre mesi con voi e poi la prendiamo noi. Mi raccomando, lei sa i nostri gusti, giovane, massimo 30 anni, preparata e con un buon inglese reale. Ma, dottore, mi faccia una cortesia, me la mandi che non possa restare incinta!

Scusi, ma come faccio, mi sta chiedendo la bacchetta magica o la sfera di cristallo!!

KAPO…- Eh adesso, ma non sa fare il suo lavoro allora! Glielo devo dire io come fare. Non so, ma ne trovi una talmente brutta che nessuno osi toccarla, o che abbia avuto qualche malattia alle ovaie, ma insomma gliele devo dire io ste cose! Vi paghiamo anche per questo, per trovarci soluzioni, o sbaglio? (NOTA: l’ho trovata)

Driiin!

KAPO…- Dottore, volevo avvisarla che il ragazzo ha preso fuoco, si quello là il pirla…l’africano. Sto stupidone si è acceso una sigaretta sul bidone dei solventi e… e…paf gli ha preso fuoco la faccia. C’avevamo messo anche il cartello sopra i bidoni.

Ma gliel’avevo detto che era un ragazzo bravo, ma se non parlava una parola d’italiano, certo non avrà letto il cartello. Ma è grave, dov’è adesso?

KAPO…- Ma sa dottore, era già nero prima, non è che si capisse bene se era nero per la pelle o per la bruciatura, si comunque è grave, l’abbiamo portato all’ospedale (NOTA: è rimasto sfigurato).

Driiin!

KAPO…- Senta, ma le ragazze che mi ha mandato son davvero brave, veloci, precise, abbiamo aumentato l’inscatolamento grazie alle vostre ragazze. Però, le devo dire, c’è un però. Dobbiamo lasciare a casa quella grassa. Non, non è che io cel’ho con le grasse, lei poi è anche simpatica, ma capisce…le ragazze da noi portano solo un camice bianco, con sotto la biancheria intima, perché fa un caldo trmendo nel reparto. La ragazza suda come un maialino ed è grassa. Lei capisce che lo spettacolo è ripugnante, anche per lei, la ragazza, intendo, che è visibilmente in imbarazzo.

Si ma il contratto va fino a dicembre, come facciamo? Lei sa che io devo pagarla fino a fine contratto…

KAPO…- Va bene, allora cosa devo fare io? io non la voglio più. Se almeno non sudasse! Provi magari a farglielo capire.

due papà per un bambino


Mi ha preso la mano e l’HA tenuta stretta sul suo viso, mi ha chiesto di venire via con me, dicendomi che sarebbe stato un bravo bambino, che voleva un papà per giocare a fare le capriole, per andare a fare le passeggiate…Non posso, mi dispiace molto, ma non posso.

Ho passato una settimana con amici, una mamma un papà e due figlie, più un bambino russo, che durante l’estate trascorre le vacanze in Italia. Un bambino di otto anni, vivace, allegro, che ha anche imparato un pò di italiano in questi mesi. Dovrà tornare in patria a fine agosto e l’orfanotrofio l’aspetta a braccia aperte. Lui pensa che questa famiglia non lo voglia tenere, perché ha già due bambine, mi ha detto che lui capisce, che certo non lo vogliono perché è difficile dare da mangiare anche a lui. E ha pensato a me, che, mi ha detto potrei diventare il suo papà, poi ha guardato il mio compagno e si è corretto, sorridente…potremmo diventare i suoi papà.

Ma come faccio a spiegarti, caro bambino? Che il mio cuore è addolorato, ma non posso sentire il mio dolore, devo solo pensare al tuo, quando ti troverai al parco con gli altri bambini e ti prenderanno in giro, quando le altre mamme non avranno voglia di spiegare ai loro pargoli che la nostra è una famiglia strana e quindi penseranno sia meglio evitarci, quando la maestra attribuirà ogni tua minima tristezza alla tua condizione famigliare…

Lapo secondo chi, Lapo secondo me


Chissà se Lapo lo sa di essere così fortunato? Ha sempre un faccino tanto triste, forse se lo aiutiamo facendogli sapere chi è, magari ritorna a sorridere. Scrive il settimanale Chi:

Con la solita freschezza e semplicità che lo caratterizzano, aiutato dalla passione per lo sport, dalla nuova ragazza, da una squadra multietnica di creativi e dalle tante idee che non hanno mai smesso di frullargli in testa. Già perché il nipote preferito dell’Avvocato sta pensando solo a tornare in pista e per questo sgobba e lavora a nuovi obiettivi. Oggi vive prevalentemente a New York, gira in sella alla sua bicicletta e lavora con entusiasmo con una squadra multietnica di creativi. Lavora sodo, insomma, e nel tempo libero si dedica alla sua passione: lo sport. Nuota, gioca a rugby, a calcio e va in moto.

Mi raccomando, ricordalo, caro Lapo, la prossima volta che ti capitano quelle brutte cose che preferisci non ricordare: tu sei uno a cui piace lo sport, nuoti, giochi a calcio, a rugby, vai in moto, hai una nuova ragazza, lavori con una squadra multietnica e sgobbi tutto il giorno…Si hai letto bene…e non fare il furbo ad adattare la versione di Chi alle tue esigenze o ai tuoi pruriti adolescenziali, raccontandotela cosme segue: tu sei uno a cui piacciono gli sportivi, preferibilmente quelli di colore o brasiliani, che zampettano lungo i viali del parco valentino, ami nuotare tra mille bolle di sapone, giochi con i calciatori a ruba la mazza, ti fai strizzare da un manipolo di rugbysti, ti stringi alle maniglie del tuo motociclista tanto amato, hai una nuova ragazza da truccare e pettinare, lavori solo con chi è sodo e colorato e, dulcis in fundo…caro Lapo, confessa l’amore che hai dentro, il mondo andrebbe meglio.

Caro Chi, fai ridere; ma il guaio è che stasettimana ti hanno venduto in abbinamento con altri due mostri della costruzione del gusto e dell’opinione: Sorrisi e Canzoni e Donna Moderna. A soli 2 euro o giù di lì.

Buchi vari


L’ho tirata fuori dalla cantina, l’ho pulita tutta, l’ho accarezzata ed ho sentito la sua indomabile consistenza laddove si frappone tra me e il mondo. Le sono montato sopra e lei mi ha portato via, mi ha fatto respirare il profumo degli alberi al sole dopo tanti giorni di pioggia, mi ha fatto guardare il cielo limpido in una Milano meravigliosa, ripulita della sua folla abituale. E poi la tragedia, l’imprevedibile è accaduto e mi sono sentito mancare il respiro, mentre sentivo l’instabilità sotto di me. Si è accasciata, nel giro di pochi minuti ed è rimasta lì, con me a fianco, incapace di decidere cosa fare. E’ finito il mio idilliaco viaggio, è finito tutto il bello di questa giornata, questa schifosa città mi ha rovinato anche lei, lei che non mi aveva mai abbandonato così, nel mezzo di un solitario passeggio sulla via del centro. Ho iniziato a camminare, con lei fianco, sommessamente trascinata da me, incapace di mantenere una posizione decorosa.

L’ho cercato, ma in giro non ci sono più tappabuchi. A piedi per la città vedo solo phone center, solarium, centri estetici, tatoo center, oltre decine e decine di altre attività commerciali che tutto fanno tranne tappare i buchi. Non è più di moda questa pratica risanatoria, i buchi si fanno, ma non si tappano e se un buco c’è, conviene cambiare il pezzo. Se un buco c’è si cambia governo, se un buco non c’è, lo si fa, per non restare in superficie e andare sotto, dentro, in fondo, per iniziare a morire un pò quando si è ancora in vita. Tanto è difficile restare in superficie e destreggiarsi tra i venti, meglio è scavare, buttarsi giù, in e non up. Tutti fanno buchi, buchi sul corpo, buchi in città, buchi sugli abiti, buchi sui muri, buchi nell’aria. Non voglio più buchi, ma solo rammendi.

E’ l’ora della Messa


Ho sentito le campane suonare ed ho avvertito una specie di richiamo, come se mi stessero dicendo: ehi, proprio tu, è l’ora della Messa, alzati e vai in chiesa. Saranno state le campane di quel paese, così insistenti, così invadenti, che mi hanno fatto alzare lo sguardo dal libro che stavo leggendo e mi hanno ipnotizzato. Dentro di me è cresciuta la voce, sempre più forte, sempre più vivida, che mi diceva di mollare tutto, che era l’ora di riunirsi con gli altri fedeli, per festeggiare insieme la domenica, una domenica qualunque, non una ricorrenza particolare, ma una semplice domenica e come tale da festeggiare. Allora ho pensato: ma fino ad oggi, come ho fatto? Cavoli oggi è domenica, oggi è il giorno del Signore, oggi dobbiamo essere felici perché santifichiamo il nostro tempo a Lui, che è la ragione della mia e della tua esistenza. Mi sono guardato intorno, cosa mi stava succedendo? Una conversione improvvisa? Ho guardato in alto, ma il sole era timidamente nascosto dietro le nuvole, quindi era da escludere anche il colpo di sole.

Ma cosa succederebbe se diventassimo tutti così, voglio dire credenti e paticanti. Forse, come ha detto con parole bellissime, il Papa, saremmo felici perché la felicità è semplicemente la risposta alla nostra ricerca di senso?

All’ora della Messa molliamo tutto! Lasciamo da parte la nostra vita quotidiana e difficile, per scoprire che cosa deve dirci in quel giorno il grande Signore: magari dalle sue parole ci arriva il consiglio giusto, la risposta che tanto aspettavamo o semplicemente la voglia di uscire e fare un sorriso. Ma per farlo occorre credere, CREDERE E AMARE, immergersi con la mente dentro l’eternità. Farlo non costa nulla, ma riempie la vita a chi non ancora ha trovato il senso che cerca.