Quanto è bello spendere soldi


E' davvero bello poter spendere i soldi liberamente, comprarsi tutto ciò che si desidera senza pensare sempre questo si, questo no, costa troppo, questo lo compro la prossima settimana. Oggi posso permettermi molte cose e ne sono contento: non chiedo neppure il prezzo, intanto so che posso permettermelo, finalmente mi posso veramente dedicare a scegliere secondo i miei gusti, senza dovere sempre fare i conti con il portafoglio. Oppure ad esempio hai voglia di andare a cena fuori, vai. Hai voglia di comprarti il decimo paio di scarpe della stagione, lo fai. Questo è vivere.

Un tempo ero povero e mi struggevo per le cose che non potevo avere. Che strazio, sempre a fare i conti, sempre a ripiegare sulla scelta meno bella, sull'oggetto carino, si, ma non il più bello o il più prezioso. Adesso posso e non c'è storia che tenga: i soldi fanno davvero la differenza. Oggi so che posso fermarmi a prelevare in qualsiasi momento, non guardo più neppure il saldo sul conto corrente, intanto so che ci sono sempre soldi, anzi. Ogni mese aumentano perché guadagno comunque molto più di quello che spendo.

Mi dispiace per gli altri, per i poveri, ma io sono ricco e felice.

L’ombelico della segretaria


Che poi segretaria non è, ma un'impiegata che adesso è "incazzata" con il sottoscritto perché si sente offesa nella sua dignità di donna. Il motivo: le ho detto di coprirsi la pancia, che a me, questi ombelichi fuori, tra un mouse e l'altro, mi fanno un pò tristezza. Ah, dimenticavo, le ho detto anche di allungare le gonne, che quando cammina spunta un poco l'ombra del sedere.

Povero sventurato che sono! Non avevo fatto i calcoli bene, come ho osato attaccare la libertà di espressione di una donna in maniera così diretta e maleducata? Ma come, io che pensavo addirittura di introdurre il camice da lavoro per tutte le impiegate, proprio per valorizzare il loro apporto mentale al posto di lavoro…adesso mi sento accusare di vilipendio alla religione femminista.

Risultato: adesso l'obleico al vento almeno non lo vedo più. E già questo per me è un successo: non riuscivo affatto a lavorare con quel coso in mezzo agli occhi. E poi forse ho aiutato una donna a scoprire la sua vera arteria professionale (arteria intesa come arteria della città, si insomma la strada dove svolgere con comodità l'attività) che non privi alcuna delle sue facoltà di espressione.

Quei giardini di Palestina


Sono stato un pò in Israele.

Ho provato ribrezzo per i giardini degli insediamenti ebraici.

Ho provato tristezza davanti al Giordano prosciugato d'acqua

Ho provato a capire perché qualcuno ha voluto piantare i pini, in Israele.

Stonature: quei giardini rigogliosi colorati lussurreggianti abbondantemente innaffiati. In mezzo al nulla delle rocce, con quà e là qualche campo profughi palestinese.

Sono partito con i miei pregiudizi, come sempre: vediamo queste teste di rapa di palestinesi come si permettono di far saltare in aria la civiltà ebraica. Sono tornato, dopo un pò, con altri pregiudizi – o postgiudizi, come li chiamiamo: ma queste teste di rapa di ebrei, dove pensano di essere, in val Gardena o in Adige.

Ancora una volta non capisco più niente.

Sposatevi e non moltiplicatevi


Sono arrivati in abbondanza un paio di anni fa, quando le amiche e gli amici, introno ai trent'anni hanno deciso di coronare il sogno d'amore. I matrimoni, intendo. E sapete quanti me ne sono sciroppato in due tre anni: 25. Immancabilmente invitato. Ai primi dici: che bello, ma senti che c'è qualcosa di strano, al decimo sai già a memoria la cerimonia religiosa, al ventesimo stai fuori dalla chiesa a fumare, al venticinquesimo speri solo si possa bere tanto alla festa. L'ultimo matrimonio è stato quello di mia cuggggina, cugggina di primo grado, che però non vedevo da 15 anni: ottima ragione per invitarmi al matrimonio, a parte quella di mostrare al pubblico il cugino finocchio che però non lo sembra. Mi sono presentato ovviamente solo, senza il mio compagno, cui ho risparmiato il supplizio degli sguardi allarmati delle vecchie zie Vitina, Illuminata e Rosina. Dicevo, il matrimonio di mia Cugggina si è svolto in campagna e uno pensa…che bello, in mezzo alle balle di fieno, con gli alberi da frutto carichi di albicocche e pesche, gli animali intorno. No, invece no. Si è svolto in campagna, sotto un sole padano, su uno spiazzo di cemento. Che poi così balliamo. Certo con intorno tante cascine, ma lì, eravamo sopra uno spiazzo di cemento, accanto ad una villetta – che cavolo di termine è questo – bianco marrone, dotata di tutte le ortensie d'ordinanza e le rose e i finti gelsomini le petunie i gerani e gli infissi in alluminio giallo. C'era pure il dj con la canotta nera e la scritta Pacha sopra e la musica di Lady Gaga a manetta, poi c'era miazzzzia che urlava ai 4 venti di avere organizzato tutto lei, senza l'aiuto della consuocera che quella sa solo stare alla finestra per non dire di peggio per non parlare del marito con gli occhiali scuri per tutto il pranzo, che Mimmo lo conosce bene aqquello, è un mafioso. Mia cugggina è in cinta di sei mesi e uscita dal comune ha fatto cadere dal cielo tanti palloncini con su scritto "è una bambina!!!" che tutti non lo sapevano e fuori dal comune non si parlava d'altro. Che poi, lui, il maritino sarà capace di svolgere il ruolo di padre marito? Allora mettiamolo subito alla prova e facciamogli lavare la cesta di piatti davanti a tutti, mentre la moglie sta seduta e si fuma la sigaretta con il giornae in mano (l'unica cosa che stona è il giornale, ora che ci penso e l'idea di lettura) e poi facciamogli anche svestire un bambolotto e facciamo finta che deve mettere il borotalco sulla patatina e poi avvolgere il pupo nel pannolino e fargli fare un ruttino. Non posso descrivere molto di più, perché le videocamere che riprendono mi oscurano la vista.