Caro triste trentenne finocchio semirisolto


Potrei scrivere caro Tiziano Ferro, ma mi dispiace tirarlo in mezzo già dal titolo.

Caro, quando scrivi che sono il cuore e il sentimento che ti hanno fatto virare verso il maschi, scrivi una gran cazzata e lo sai, ma ti perdono perché mi fai tenerezza e sappiamo entrambi che a guidarti era ed è il cazzo. Quando scrivi che ti piacevano comunque le donne ma il tuo cuore era altrove, scrivi una gran cazzata. Quando scrivi che stavi chiuso in camera d’albergo a Parigi e Madrid, mi fai morire dal ridere, lo sappiamo che quando il signore delle palle comanda, il cervello risponde e fa muovere le gambe verso i postriboli più sporchi. Ma questo Vanity Fair non avrebbe potuto scriverlo e la tua confessione condita di sofferenze e psicanalisi si adatta bene al pubblico lettore fragile e sensibile del settimanale più glamour per famiglie e finocchi integrati dell’italica ipocrisia. Io amo le tue canzoni, molte tue canzoni, ma avrei preferito che dicessi: si sono gay, e allora? Sempre con questa storia della sofferenza tremenda da esporre in piazza, con un libro poi. Perché alla fine il messaggio che passa è un altro: si può essere gay in questa società di tolleranti ed emancipati, ma solo a costo di un percorso tortuoso e difficile che solo pochi riescono a compiere. E invece no!! Cazzo. Non è così, non deve essere così, altrimenti continueremo ad essere considerati come anormali e ultrasensibili sempre in bilico tra la follia e la disperazione.

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Tollerante sarai tu, ignorante sindaco di Roma


Un ragazzo viene pestato a morte dopo essere uscito da un locale gay a Roma e il sindaco di Roma, Sig. Alemanno, dice che “Roma è una città tollerante, certi episodi non devono più accadere”.

E chi se ne importa della tolleranza di Roma? Roma non ha da essere tollerante perchè non c’è nulla da “tollerare”, caro Sig. Alemanno. Tollerare? Perché un gay è uno da tollerare, al pari delle zanzare, dei ladri, dell’inquinamento atmosferico, dei criminali? Non voglio la tua tolleranza, ignorante Sig. Alemanno.

Questo ragazzo sta perdendo un occhio e lui si dichiara tollerante, auspica una maggiore tolleranza, difende lo spirito di telleranza, si batte per la tolleranza. Ma se si battesse per l’ignoranza sua e di tutti quelli che vogliono tollerare gli altri perché non sopportano il proprio puzzo di muffa cerebrale forse riuscirebbe ad assumere un espressione meno contrita nelle sue pubbliche esternazioni.

Non mi sono mai battuto per enfatizzare il pietismo verso i gay sopratutto quando vengono pestati perché per me è grave a prescindere dal fatto che siano gay. I media vogliono riempirsi la pancia con le disgrazie etichettate perché così hanno già il lessico adeguato a inquadrare qualcosa di scomodo e sconosciuto, i politici parlano subito di omofobia, tolleranza, rispetto. Ma che cosa siamo? Uomini o scomodi inconvenienti da tollerare?

Un figlio gay: in cosa ho sbagliato?


Lei è una donna di 36 anni, laureata, con un lavoro nel mondo della moda, un lavoro di contatto, responsabile di una linea di accessori, sempre circondata da tanta gente, sempre in viaggio, direi anche un pò frociarola, di quelle che hanno amici gay che “aaaaadoraaaaano”. Lei commette un errore, che scatena la tempesta del 2010, pronuncia la frase che non avrebbe mai dovuto pronunciare:

– se avessi un figlio gay, la prima cosa che farei è domandarmi dove ho sbagliato.

La tempesta è in una piccola casetta in un giorno di capodanno, con la pancia piena, lo champagne che esce dalle orecchie e le confidenze buttate tra un cioccolatino e un dattero. La tempesta è la reazione violenta di un uomo, evidentemente gay, come tutti i presenti, che semplicemente la colpisce con uno schiaffetto sulla guancia. Una bella sberla, diciamola tutta!

– questo è per te, da parte del figlio gay che ancora non hai.

Abbiamo fatto tanto e siamo ancora qui. Uno “sbaglio”, siamo. Abbiamo cercato di vivere vite normali e poi ti accorgi che anche l’amica che frequenti, che ti chiama, che ti vuole in viaggio con lei, che ride con te, anche quell’amica pronuncia la parola magica. Sbagliato, qualcosa di sbagliato, siamo noi omosessuali, anche per una donna del 2010 che vive la più gaia delle vite.

In fondo, lo sapevo, anche chi ci trova piacevoli, non ci vorrebbe mai come figlio. Abbiamo fatto un passo avanti, secondo la signora in questione, che chude così:

– comunque mi farei la stessa domanda anche se mio figlio diventasse tossicodipendente e sarebbe certo meglio se fosse omosessuale, cento volte meglio.

Amen

Voglio sposarmi adesso


Oggi mi sono alzato con un’idea: voglio sposarmi.

E voglio farlo anche in fretta, quindi dovrò convincere il parlamento italiano ad approvare una legge cone consenta il matrimonio, quello vero, tra me e il mio compagno.

Oppure dovrò emigrare in altro stato, dove magari posso anche girare mano nella mano (no baci in pubblico, a questi sono contrario, per ragioni di pudore) in centro città. L’ho fatto a Londra, l’ho fatto a Madrid, l’ho fatto ad Atene, l’ho fatto a Colonia, l’ho fatto a Parigi, l’ho fatto a Tel Aviv, l’ho fatto a Montreal, l’ho fatto a Oslo, l’ho fatto a Barcellona.

A Milano, ultimamente non l’ho fatto. Mi sento un pò straniero, a Milano ultimamente.

L’azienda più omofobica d’Italia


Doveva capitare proprio a me, giovane Responsabile del personale – posso dirlo ancora a 36 anni? intendo “giovane”? Boh? – a me, gay risolto e risoluto, allegro e spensierato, di finire nell’azienda più omofobica d’Italia, dove anche l’ultima delle verginelle dal muso giallo commenta il mio scarso calore umano, nel senso che ho spesso freddo, con un laconico: che uomo strano sei…di solito sono le donne ad avere freddo.

Ecco io sono finito lì, nell’azienda di musi gialli più omofobica che potessi incontrare sul mio accidentato percorso. Cosa fare? Ho sempre pensato che se uno non ti chiede nulla, non dovresti importunarlo con i tuoi gusti sessuali. Così quando fui assunto un pò di anni fa, mi venne rivolta la domanda: ma sei sposato? Ed io risposi: no, non è ancora il momento. Allora fidanzato, continuarono. Certo, fidanzato, risposi. La conversazione finì lì. Oggi però mi rompe molto stare dentro un guazzabuglio di eteromani, si avete letto bene, eteromani.

Posso sopportare, anzi mi divertono le battute sui finocchi e di solito, quando si fanno in compagnia, ho sempre la risposta pronta che spiazza e stuzzica il maschio pseudoetero. Ma quando si va oltre la battuta, si arriva alle considerazioni un pò mezze silenziose mezze biascicate, quando l’interesse per la sessualità si tramuta in interesse per la vita sociale del soggetto, con chiare allusioni alla povertà che una mancata eterosessualità potrebbe provocare, allora mi intristisco e penso a come sarebbe bello tornare ad Anafi a tuffarmi nel mare.

E poi può esistere un responsabile del personale gay!? Chissà quante sfide fa perdere, come è debole, come è pericoloso…ragazzi rischio il posto.