Due papà per due bambini


Qualcosa mi distoglie dalla lettura della mia Goliarda Sapienza, cerco di scorgere tra culi all’insù, pacchi all’ingiù, tricipiti che sembrano banane sudamericane: ma sono i due papà! Squittisce una topolina a 38 centimetri di distanza dal mio piede sinistro. Allungo il collo, abbasso l’occhiale da Enza Sampò e guardo.

Due marcantoni in calzoncini corti e pettorali superdepilatissimigonfi con al guinzaglio due pargoli: un maschietto e una femminuccia. Le topoline mi ragguagliano:

li hanno avuti da una madre in affitto, lui è un attore, l’altro è un greco che faceva il fotomodello, la madre? Boh, l’avranno pagata ed è sparita, ma guarda come stanno bene, che amooooooori!

Mah! A me sembrano due stronzi egoisti ed esibinzionisti! Dieci occhi increduli sotto sopracciglio peloso al punto giusto mi fuminano. Dalle bocche schiumose tra barbe incolte modello Micene 2010 escono parole amorevoli. Ma come sei antico, ti sta bene stare in Italia, guarda che il mondo va avanti, questo è un segno di civiltà caro mio, guarda che anche due uomini possono dare amore ad un bambino.

Torno al mio libro, questi finocchi sono noiosi e scemi. Continuo a pensare che i due papà siano due pazzi esibizionisti. Vorrei che qualcuno intervenisse per fare cessare lo spettacolo, un poliziotto, un bagnino: guardali lì, si fermano, si guardano attorno, pensano di essere su un set televisivo. E ora. Oplà, i bimbi finiscono sulle loro spalle. Dai, che bello, adesso vanno in acqua e magari li fanno giocare…! No, signori. I due papà fanno tre passi in acqua, con i bimbi sul collo e poi stanno lì, fermi, a guardarsi intorno, sorridenti. Dalla vita in giù in acqua, fuori solo i pettorali gonfidepilatissimi e i denti bianchi per sorrisi da fotocamera.

Due bambini per far aprire le bocche di mille finocchi estasiati. Come avrei voluto vederli giocare con il secchiello e la paletta, magari con altri bambini!

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Mi sento l’uomo senza


Mi sento l’uomo senza, a Mykonos.
Prima grave mancanza: sono senza borsa da spiaggia. Mi presento sulla spiaggia sciccosa con uno zainetto anonimo, grigio e rosso con due grosse tasche laterali di rete, tipo da passeggiata in montagna d’estate con la zia.

Ma che ci metti i pesci, lì dentro…La prima topolina squittisce.
Ma ti ci sta tutto lì dentro…La seconda topolina asserisce perentoria con leggera interrogazione sdegno
La terza topolina abbandona la lettura di Vanity, volge lo sguardo, si alza e accarezza il morbido Emporio Armani, come a dire: quello zainetto non ti avrà mai!.
Sento la voce che arriva da sinistra: ma sì, dopo tutto a Mykonos c’è posto per tutti. Una faciullina del gruppo chiosa la fine – quella che pensa essere la fine – del malinteso.

Concessomi l’onore di restare e di mescolarmi alle topoline topolone, pregusto il godimento. Estraggo dallo zainetto il mio telo mare giallino sbiadito con le palme che erano verdi ma sono diventate grigie. Imbarazzo, schifo,tensione. Il clima si fa rovente di rossori e non sono quelli provocati dalla ceretta sul petto. Affondo ancora di più e ….via. Mi tolgo pantaloncini e mutande, restando nudo con il pisello peloso al vento e la faccia dentro lo zaino alla ricerca del costume.

Ma dai ma non potevi mettertelo a casa ma mettiti un telo ma cambiati nella cabina ma cos’è sta roba.

Trovo il mio costumino blu anonimo e lo infilo sballottando bene il pisello e le palle, per togliere qualche residuo di sabbia. Qualche topolina alla vista di tanto trionfo di pelo sta per avere un conato, che assecondo, cominciando a spalmicchiare una crema densa sul petto. Poi mi stendo e…adesso devo andare ad innafiare. Ne riparliamo dopo.

Mykonos e la fanciullona ferita


Accade che uno squittio risvegli la fanciullona morbidamente immersa nella lettura di Vanity Fair. Alla vista della topolina in arrivo, la fanciullona inforca i Gucci e si lancia ll’attacco del triplice bacio. Ma…Trac! Cercando di muovere le gambe alla maniera di Carla Fracci, ma con il quadricipite di Maradona e la grazie di Sandra Milo siliconata, affonda la tibia sull’angolo del lettone prendisole, nel tentativo di aprirsi un varco in quei 38 centimetri che la separano dal lettone a fianco. Ma non può fermarsi ora, la fanciullona e leggermente zoppicante corre verso la topolina in arrivo svolazzante.

Partono i baci…

Ma ciaaaaaao ma come stai ma stai benissimoma quando sei arrivato ma che figo con lo speedo.
Tutto senza prendere fiato, petto in fuori e senza aspettare risposta, sfoderando la dentatura sbiancata, mentre la tibia continua a sbrodolare sangue. L’amico della topolina allora fa notare che c’è qualcosa che non va con la gamba, costringendo la fanciullona incredula ad una poco goduriuosa flessione per capire cosa disturba tanto il parvenu. Sarà la ceretta fatta male, un brufolo enorme – nella mente assolata della fanciullona non c’è spazio per il dolore proprio lì, nella mecca di Mykonos e lui la fanciullona non sente il dolore perché è in costante tensione muscolosa estrema da tacchino spiaggiato. Alza i Gucci, sulla fronte e abbassa lo sguardo, sento che sta per svenire, ma accorrono anche tutte le atre topoline e fanciullone.

Non è niente guarda qui anche io io pure passa non ti preoccupare. L’abbiamo in molti, praticamente tutti.

Che sono, mi domando, le stigmate? Mi guardo intorno e vedo gambe sbucciate, ginocchia incrostate. Ecco i segni, le cicatrici di guerra che fanno dire: io ci sono stato. Io sono scappato dopo 48 ore, con la prima barca disponibile.

In vacanza senza valigia


L’avevo già fatto dieci anni fa, lo ripeto quest’anno. Un pò per necessità, un pò per piacere. Non vado lontano, vado in Grecia, in un’isola che conosco bene e che non è Mykonos. Vado altrove, dove c’è una camera sulla spiaggia, una taverna, la tunasalada, il tarama, i pomodori ripieni, lo stifado. Mi porto solo uno zainetto con qualche maglietta, un paio di calzoni corti e un pò di libri. Non c’è musica, non ci sono pettorali gonfi, non ci sono cocktail, al massimo qualche cocktale. Abbandonerò le magliette usate e puzzolenti e tornerò senza nulla, solo con i libri, sempre che non decida di abbandonarne qualcuno molto bello.

…Sentivo lo scricchiolio,
nel buio, delle mie scarpe:
sentivo quasi di talpe
seppellite un rodio
sul volto, ma sentivo
già prossimo ventilare
anche il respiro del mare.

L’ha scritta Giorgio Caproni, io scrivo arrivederci. Tornerai desiderio innocente follia.