Il Responsabile delle Risorse Umane


Guarda il mare, che è meglio, guarda le navi sullo sfondo, che controllano la costa di San Giovanni d’Acri dagli attacchi libanesi. Una mattina di giugno all’alba mi accorgo di essere stato ingannato, guardando l’orizzonte chiuso dalla navi e poi la cittadina chiusa dalle mura e poi l’albergo di lusso alle mie spalle, con la spiaggia recintata, chiusa alla vita fuori controllo.

Volevo cambiare le persone, povero illuso, farle crescere e fiorire dentro l’azienda. Si, fiorire, è proprio questo il mio scopo quando decido di occuparmi di risorse umane. Sai quante illusioni quando ai primi colloqui mi chiedevano quale fosse la mia idea di gestione del personale. Allora ero molto più giovane e oggi penso che alcuni si divertissero a sentire le mie risposte piene di amore per il lavoro, amore per gli altri, pensando dentro di sè: povero illuso. Avevano ragione loro: mi sono serviti dieci anni di risorse umane per capire che la crescita delle persone, in azienda, non interessa nessuno.

I conti devono tornare, sempre, anche tra le risorse umane. E se a New York hanno deciso che in Italia quest’anno devi allontanare 5 teste, lo devi fare e devi inventarti dei motivi per giustificarlo. I fatturati sono alle stelle, tutti lavorano abbastanza bene, mi chiedo perché? Perché la politica prevede che 5 persone siano allontanate quest’anno e devi farlo perché se non lo fai non raggiungi il tuo obiettivo e…Sostituirai le 5 allontante con 5 nuove persone – mi dicono. Scegli magari quelle un pò più vecchie, che sono in azienda da tanti anni. Quelle che sono convinte che nessuno le tocchi perché sanno fare bene il loro lavoro.

Senza senso, senza senso, senza senso.

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Licenziato perché troppo bello


Non sono io quello licenziato, ma sono io quello che lo ha licenziato, mio malgrado. Accade anche che un angelo cada distrattamente dentro un’azienda, portando scompiglio, tra uomini e donne e che per il bene comune si decida di liberarsi della troppa bellezza.

Lui ha 25 anni, una pelle olivastra morbida e calda, capelli castano chiaro e occhi verdi, un collo da baciare, le mani da accarezzare. Quando cammina balla – cito i nuovi angeli, non a caso e non so quanti si ricordano la canzone… – e i suoi muscoli posteriori sembrano parlarti da dentro i pantaloni. D’estate il capezzolo gonfia la polo poco aderente, un pò aperta sul davanti lascia vedere pochi peli biondi. Lo chiami, ti guarda e sorride e quelle labbra bastano per farti dire si a qualunque richiesta.

Questo è troppo: con lui dici sempre si, con lui tutti in azienda dicevano sempre si, uomini e donne. Alla faccia delle policy. Processioni di ammiratrici sfacciate e ammiratori velati iniziavano la mattina nel suo ufficio, anche solo per godere del suo modo di salutare, assembramenti alla macchina del caffè, litigi in mensa per accapararsi il posto vicino a lui erano diventati imbarazzanti.

E lui si è ritrovato a casa, senza contratto. Io l’avrei anche tenuto, anzi mi sarei spaccato in quattro pur di godere del suo buongiorno la mattina – lavorava con me – ma anche io ho dovuto assecondare il volere di sua maestà il mio re supremo, nonché mega presidente inutile che ci domina e mal tollera la luce naturale della bellezza, preferendo circondarsi di grigiore illuminato dalla lampada.

Licenziata perché ha la faccia da colf


Il mio augusto generale dagli occhi a mandorla mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto:
Tu, gigante merdaccia, come ti sei permesso di assumere una colf in azienda?
Io, che ho già capito dove vuole arrivare, abbasso lo sguardo ed aspetto la quotidiana umiliazione.
Lui continua…

Tu, gigante merdaccia, lo sai che facciamouna figuraccia con i nostri clienti, se loro vedono che abbiamo una con la faccia da colf, una filippina! Ti sembra normale, eh…! Tu, gigante merdaccia mi stai facendo arrabbiare: cosa pensi che siamo un’organizzazione di beneficienza!

La poverella in questione è una bellissima ragazza, molto solare e con una disponibilità davvero encomiabile, sorride spesso, parla 4 lingue europee ed è nata in Italia. Si è laureata in Italia, ma è figlia di sua madre e di suo padre, ovviamente, è filippina nei tratti somatici.

Al mio Gran Generale dagli occhi a mandorla non piace la filippina perché la filippina lui la vede solo inginocchiata a pulire le sue scarpe, non può tollerare che si aggiri in azienda, che partecipi alle riunioni.

Lui mi sta sempre urlando le parole che escono dal cesso del suo vano digerente, io non l’ascolto neppure più, combattuto tra il desiderio fare una torta di mele e quello di andare dalla ragazza e chiederle scusa, dicendole la verità. Così magari arriva un tram carico di filippini e va diritto dritto dall’eminenza gialla a darli una lustratina. Al tubo digerente, s’intende.