La schizzatina sulle mani


Questo cavolo di liquido semi gel che compare sulle scrivanie di mezza azienda mi fa andare fuori di testa. Le donne poi sono le più credulone, sempre li a lavarsi le mani con il liquido semisborroso per scongiurare i pericoli di un’epidemia tremenda. Ma andate a fare delle grandi seghe ai vostri fidanzati, che poi altrimenti ve li ritrovate infilzati a mo’ di polletto in un quartiere di periferia.

La boccetta di sperma denaturato costa anche treeuroemezzo! Ma è possibile che la pubblicità fasulla di un cartello di aziende farmaceutiche lautamente spalleggiate da un governo e da un Parlamento di dubbia moralità possa rimbambire un popolo intero?

Sarei banale a dire che la mia mamma mi ripete ancora adesso, prima di sedere a tavola: ” Ti sei lavato le mani?”, quando vado a trovarla. Che La prima cosa che faccio quando rientro in casa è lavarmi le mani, che dopo un’evacuazione sul cesso, mi lavo anche il buco posteriore, senza aspettare la prossima doccia, che il naso lo pulisco con il fazzoletto e che lo starnuto lo raccolgo sul fazzoletto, che poi mi rimetto in tasca e non nel cestino del collega…

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Smettere di fumare


Non lo voglio fare, non mi impegno per farlo, non lo desidero. Ma sta accadendo: sto smettendo di fumare.
Non ho più voglia di fumare, continuo a portarmi avanti e indietro dal lavoro il mio pacchetto di galousies blu, il mio accendino bianco, giallo, verde o di chissà quale colore mi capita di prendere al mattino ma non riesco più a fumare. Prima fumavo circa 5 sigarette al giorno, sono andato avanti così per 15 anni. La domanda sul perché sta accadendo questo mi arrovella: perché sto smettendo di fumare senza volerlo?

Stasera ho provato anche a farmi una tazza di latte caldo e cioccolata, così, per vedere se mi stimolava al fumo, ma non è accaduto nulla. Fatico anche a sopportare il fumo del mio fidanzato, che mi guarda come se fossi diventato un alieno. Forse la ragione è che sto scoprendo di essere sempre più felice ogni giorno? Sto assaporando la vita dopo molti anni di apparente soddisfazione ma profonda tristezza inconsapevole? Secondo me è così, è vero, è come se fosse scattato dentro un meccanismo che mi fa cercare solo l’eccellenza dei sensi ne godere il rapporto con la natura.

Guardo di più, mi fermo di più, mi tocco di più, mi sento di più e …puff. La sigaretta è diventata un passatempo noioso. Parlo di più, cammino di più, paziento di più e …la sigaretta mi fa perdere tempo di vita. Tutte queste cose che ho iniziato a fare mi hanno portato ad abbandonare la sigaretta, involontariamente.

Stronggrond che guarda giocare a calcio


L’ultimo a essere scelto, quello che nessuno vuole in squadra, sono io! Ma io in realtà avrei solo voluto stare seduto a guardare.

Quella palla maledetta, sempre in mezzo ai piedi a rovinare i pomeriggi di una strada di periferia, l’avrei bucata. Gli altri bambini impazzivano di fronte al pallone e se mancava il pallone ne construivano uno con la carta e il nastro adesivo. Poi si facevano le squadre ed io che cercavo di non farmi vedere, di fingermi impegnato ad allacciare le scarpe o a cercare una cosa in tasca.

Le bambine erano ancora più perfide perché se gironzolavo intorno a loro non mancavano mai di urlettare: ma vai con i maschi, non vedi che stanno giocando a pallone…! Se andavo dai maschi, questi mi vedevano come il male necessario: il bambino tutto sommato buono, tutto sommato simpatico, il bambino che qualcuno deve pur prenderselo in squadra.

Sviluppavo allora, non se a causa di ciò o per un’inversa reazione a catena, un forte senso di non appartenenza. Ero così, non volevo essere nel gruppo, ma essere per me. Se poi il gruppo era anche un appassionato circolo di bambini calciatori urlanti, sudati e puzzolenti, allora il mio disagio era tutto. Disagio, perché avevo paura di essere così doppiamente diverso.

Lontano irrimediabilmente lontano


E’ molto duro tornare qui alla scrivania, oggi.

Lo so che è peggio tagliare le rotaie del tram, come stamattina stava facendo l’operaio sotto casa mia, ma ciò non esclude il mio profondo malessere di questi mesi: io sono lontano irrimediabilmente lontano dalla vita che sto facendo. Sto pensando di lasciare tutto, ma so che non è la soluzione ma solo un aggravarsi del mio malessere. Occorre lasciare quando si sta bene e non quando si è incavolati con il mondo.

Volevo vent’anni fa tutto quello che ho oggi ma di cui oggi non mi frega niente. Non è solo una questione di piccole cose, è proprio questione di un mondo diverso: volevo avere soldi, avere prestigio sociale, avere riconoscimenti, essere un uomo di successo secondo l’unico sistema di valori che conoscevo, allora.

Oggi sono deluso e stanco. Penso di avere sbagliato molto, ma in buona fede. La colpa è stata mia, che ho creduto in un sistema che oggi mi è estraneo. La responsabilità di chi ha costruito questo mondo mi è sempre più chiara e mi fa arrabbiare: ci siamo fatti colonizzare l’immaginario, il sogno, la speranza. Uso il “CI” un pò qualunquista perché abbiamo lasciato fare. Basta.