Libertà libido e libagioni


Quando offro una parte di me e lo faccio con amore, allora in quel momento sono libero davvero. Nel gesto che per me non significa perdita ma dono, realizzo davvero il massimo godimento, quello di chi è pieno di vita, creatore di vita a tal punto che “partorisce” altra vita da donare. E questo togliermi da me, crea spazio dentro di me, fa entrare aria nuova, alimenta la combustione, mantiene il calore che io sento di me.

Sento parlare molto di libertà, in questi giorni di campagna elettorale, ma mai come ora sono amareggiato per l’abuso che di questo termine si fa, creando confusione e impoverimento. Dovremmo riprenderci il suo senso, scavando nelle sue radici, etimologiche prima di tutto. Quel LIB che ritrovo nel LIBRARE, nella LIBIDO, nella LIBAGIONE, mi riporta alla mente solo una cosa: una vita piena che posso “offrire” accettando di rinnovarmi sempre, di perdere pezzi di me con amore, di essere pronto alla morte.

La libertà è la capacità di un Paese di creare uomini e donne dotati innanzitutto di quel “più” che permetta loro di donar anche se stessi, il proprio tempo, le prorie cose,senza restare sempre attaccati a qualcosa di fisso, vecchio, stabile, marcio, conosciuto, senza la paura di perdere se stessi e ciò che si ha. La libertà è la capacità di rivolgersi verso l’alto e l’altro, senza essere stretti da vincoli, è lasciare “fluire” la propria capacità creativa, la propria energia anche sessuale liberamente. E’ una vecchia storia, quella che ci insegnano, la distinzione tra la libertà “di” e la libertà “da”, una bella stronzata, direi. Mi piacerebbe dire che l’uomo libero è un uomo che ama senza limite e che non può non amare.

Voterò chi saprà far bene l’amore.

Famiglia, Impresa e Chiesa


Lo tollero, questo Governo, ma preferivo la faccia della Carfagna e non perché fosse bella, ma perché occorre rischiare, osare e non rifugiarsi nelle certezze, anche nella scelta dei Ministri.

Tutti professionisti, celebratissimi (da chi poi? Da quelle stesse famiglie di imprenditori professionisti leccapiedi eccetera eccetera…) apprezzatissimi (dalla stessa cultura produttivista di cui sopra) ma lontani, lontani dalla società reale, quella che è diventata oggi e non quella che è rimasta nelle teste di questi oversettanta della buona società. La società fatta di contraddizioni, che non sempre e non necessariamente si devono risolvere o nascondere con il sapere, la conoscenza e la competenza, quella società ridotta a lustrini e squinzie, che ci si illude di spazzare via con il buon esempio dei completi grigio fumo e del triplo giro di perle.

Siano Banchieri o Professori, siano Supermanager d’Europa o Prefetti d’acciaio sono sempre simbolo dell’ordine e del risultato a tutti costi.
Siamo un popolo di falliti, che adesso accetta di affidare il proprio destino nelle mani dei titolati, siamo un popolo di falliti con il complesso dell’ignoranza perenne che si affida al Pronto sempre più Pronto soccorso dei matusalemme pensionati di gran cervello.

Non c’è nessun buonsenso in tutto ciò, perché ci siamo fatti fregare come sempre il nostro diritto, quello di chiedere un rendiconto dell’operato ai politici che ci hanno governato e quello di scegliere in base ad una informazione corretta e completa.

In fretta ci hanno detto…scusate, c’è la crisi, abbiamo fatto tutti un gran casino, adesso passiamo la palla in mano a questi signori dotati dei superpoteri, intanto noi ci organizziamo e ci vediamo alle elezioni tra un pò, così anche gli uomini dei superpoteri provano un pò l’ebbrezza e poi tornano a giocare a burraco, mentre noi torniamo – TUTTI – a prendervi di nuovo per i fondelli.