C’era Mario e si mangiavano le acciughe, ora c’è…


Jackpot city. È una sala giochi, con le slot machines, le finestre oscurate e le luci colorate sulla porta; gente che entra, altra che esce con lo sguardo perso.

Mario era un ristorante, di quelli dove mangiavi cucina casalinga genovese e poi attraversavi l’Aurelia ed eri sul lungo mare, scendevi la scaletta ed eri in una piccola spiaggia di ciotoli.

Mi dispiace non solo perché non mangerò più le acciughe impanate e fritte, mi dispiace perché c’è una nuova cultura che consuma più illusioni e meno piaceri.

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Dondolando se c’è vento


La fune scende fino alla spiaggia, corre lungo la parete rocciosa, dondolando se c’è vento o un uomo qualunque che, appeso, non vuole perdere l’equilibrio e arrivare in basso.
In basso c’è il paradiso per lui, decine di uomini, pronti, soridenti, cordiali, da guardare da toccare da sentire.

Ah, ciao, sono M, di dove sei?

Che strana domanda, uomo che hai aspettato due ore per scendere e ora sudato e grasso ti protendi verso il mio fresco membro con gli occhi piccoli, mentre io mangio la pesca.

Perché me lo chiedi? Io sono Sauro e questo ti basta. Smamma ciccio bello, che qui mi stai ostruendo la vista e il mercato, oggi è sabato e non solo domani non si va ascuola, ma c’è tanta bella gente in spiaggia e io devo rimediare uno di questi, lì vedi?

Io sono un bibliotecario, sai?

La pesca è quasi finita, sono tutto appiccicato dal succo, mi alzo e sbalonzolo fino a riva, l’acqua è trasparente, i sassolini dentro sono bianchi e grigi, vorrei berla. L’uomo che aspetta stende il suo telo accanto al mio. Noooo, così non va, cara la mia balena spiaggiata dipinta di nero.

Ciccio bello, alza il culo da questo fazzoletto e atterra su quello scoglio appuntito che vedi là, si là in fondo. Cosa hai deciso? Preferisci che ti pisci dentro la borsa adesso o tra 90 secondi?

Sai, io sono un bibliotecario e sono molto solo, è la prima volta che vengo qui, e tu?
Mi…mi………miiiiiiiiiii. No io vengo spesso qui, non è la prima volta e mi diverto un sacco a pisciare nelle borse dei rompicoglioni.
Tiè, ecco fatto. Indirizzo il gesto verso lo zaino e infilo il buco dell’apertura.

Sorride, grasso lui e si prende lo zaino in grembo, un pò bagnato, tira fuori un libretto e con la mano toglie le gocce di pipì. Leggo: idee per una professione di fede, parrochia di checazzoèlaparrocchiadelpaeseaccanto almio. Alzo gli occhi e il suo indice è già tutto in bocca per assaporare le poche gocce rimaste.